Boss liberi per difetto d’ordinanza nell’Agrigentino, Salvini: “Con noi al governo chi sbaglia paga anche se è un giudice”

“Ventuno presunti boss mafiosi, arrestati solo un mese fa, sono stati scarcerati nonostante decine di denunce, forse per un problema formale. Basta! La riforma della Giustizia sara’ una priorità del mio governo: certezza della pena e chi sbaglia paga, anche se e’ un giudice! Sbaglio?”. Cosi’ il segretario della Lega e candidato premier Matteo Salvini commenta la notizia dei 21 ordini di custodia annullati su 58, il tribunale del riesame di Palermo revoca gli arresti dell’operazione “Montagna”, alla quale per la prima volta avevano contribuito decine di commercianti e imprenditori della provincia di Agrigento. Ora gli estortori e i presunti mafiosi tornano – probabilmente per un difetto di motivazione dell’ordinanza del Gip, forse oggetto di un copia e incolla secondo quanto riporta l’Agi – a diretto contatto con coloro che li avevano denunciati o che avevano confermato le accuse, dopo che erano stati messi di fronte all’evidenza dei fatti. L’operazione, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia del capoluogo siciliano, aveva consentito di colpire le cosche della zona montuosa ma anche il vertice – la Montagna – della mafia di paesi come Raffadali, Aragona, San Biagio Platani, Santo Stefano di Quisquina, Sant’Angelo Muxaro, Bivona, Alessandria della Rocca, Cammarata e San Giovanni Gemini, questi ultimi paesi che si trovano a oltre mille metri di altitudine. Liberi tra gli altri Raffaele Fragapane, Antonino Vizzi’, Giuseppe Vella, Luigi Pullara e Giuseppe Blando. Le motivazioni del riesame non sono ancora depositate, la Procura si riserva l’impugnazione in Cassazione: ma i tempi saranno comunque lunghissimi. Dopo il blitz aveva iniziato a collaborare Giuseppe Quaranta, ex capomafia di Favara. Ma intanto gli altri boss tornano liberi.