Mafia nell’Agrigentino, dal pentito Quaranta nuovi spunti investigativi su Licata e Palma di Montechiaro

«In ogni zona della Sicilia c’era una famiglia di Cosa nostra ma io posso riferirmi della mia zona… diciamo Favara e la montagna». Il neo collaboratore di giustizia Giuseppe Quaranta – come riporta il Giornale di Sicilia oggi in edicola – mette subito le cose in chiaro con i pm della Dda che cercano di allargare il campo chiedendogli persino del boss Matteo Messina Denaro che il pentito definisce, senza mezzi termini, «inavvicinabile» per chi era al suo livello. «No io gli spiego una cosa… gli dico che ogni paese della Sicilia c’era una famiglia che appartiene a Cosa nostra però dire chi c’era e chi non c’era perché i contatti forti io li avevo tra Favara e le montagne basta».

Pm: «La sua zona era… chiarissimo». Quaranta: «E basta». Pm: «E sa riferire». Quaranta: «No no ma non lo dico io anche voi nelle vostre Intercettazioni…» Pm: «Mio dovere è mio dovere chiedere lo sa di Palma di Montechiaro… stidda Camastra ne sa niente?». Pm: «Palma di Montechiaro per esempio? Vicina a Favara…». Quaranta: «A Palma di Montechiaro il nostro contatto era…». Il verbale viene coperto da omissis, segnale che, evidentemente, si aprono altri spunti investigativi su cui i pm, nei verbali depositati al Tribunale del Riesame nell’ambito dell’operazione «Montagna», avranno molto da lavorare su tanti fronti. Discorso identico per Licata. Quaranta: «Io a Licata non ho conosciuto nessuno però se c’era un problema a Licata si diceva (il nome viene omissato)…».