Mafia italo-canadese, assolto Leonardo Rizzuto

Sono stati assolti ieri a Montreal Leonardo Rizzuto e Stefano Sollecito, arrestati nel 2015 perché ritenuti i nuovi capi della mafia italo-canadese. Erano accusati di gangsterismo (che in Italia equivale al reato di associazione per delinquere) e di traffico di cocaina. Le intercettazioni a sostegno dell’accusa sarebbero state effettuate “illecitamente” dalla polizia canadese e non sano state ammesse al processo. Leonardo Rizzuto, 48 anni, originario di Cattolica Eraclea, figlio dell’ex capo della mafia italo-canadese, Vito Rizzuto, detenuto nel centro di detenzione Bordeaux di Montreal dal novembre 2015, è già stato scarcerato, mentre Sollecito era già stato rilasciato provvisoriamente su cauzione. Quarantotto le persone arrestate nell’operazione del novembre 2015 dopo tre anni di indagini e 1,2 milioni in contanti sequestrati, sette chili di cocaina, 41 armi e una moto Harley Davidson. Su Leonardo Rizzuto pendono ora solo le accuse di possesso illecito di una pistola e detenzione di cocaina.

Durante l’inchiesta, la polizia entrò di nascosto, senza autorizzazione del giudice, sette volte in quattro mesi, nell’ufficio dell’avvocato Loris Cavaliere e dei suoi associati sul Boulevard Saint-Laurent a Montreal dove gli investigatori sospettavano che gli indagati tenessero incontri per parlare di affari. Gli investigatori hanno installato microfoni e telecamere nella sala conferenze, nella reception e nell’ufficio personale dell’avvocato degli indagati. La maggior parte delle prove contro Rizzuto e Sollecito si basava su una conversazione importante avvenuta nella sala conferenze dell’avvocato il 20 agosto 2015, che fu intercettata dalla polizia. Dopo aver analizzato diversi aspetti delle intercettazioni, il giudice Downs ha respinto tutte le conversazioni intercettate nella sala conferenze e alla reception dell’ufficio di Cavaliere e dei suoi associati.

“Va da sé – ha scritto il giudice nelle motivazioni della sentenza – che uno studio legale non può diventare un caveau per riparare avvocati o altre persone che commettono reati. In questo caso, l’ufficio personale di Loris Cavaliere era un luogo in cui comunicazioni illegittime non protette dal segreto professionale potevano essere legalmente intercettate“. “D’altra parte – ha scritto il giudice come riporta LaPresse – la sala di ricevimento o la sala conferenze erano luoghi frequentati da altri avvocati e dai loro clienti. Quest’ultimo aveva il diritto di essere pienamente protetto dall’intrusione dello Stato. Il ricorrente Rizzuto era un avvocato mentre il richiedente Sollecito un cliente. Le loro comunicazioni senza privilegi nell’ufficio personale di Loris Cavaliere potrebbero essere intercettate. Tutte le loro conversazioni altrove, nel gabinetto, dovevano essere trattate in modo diverso”.

Nella sentenza, il giudice ha rilevato la natura “estremamente rara” dell’installazione di microfoni e videocamere nell’ufficio di un avvocato durante un’indagine della Royal Canadian Mounted Police. E ha fatto riferimento a una serie di cattive condotte della polizia canadese prima dell’intercettazione delle conversazioni – un giudice autorizzante che non aveva tutti i dati – durante le operazioni di intercettazione e nella gestione delle conversazioni una volta intercettate. “In questo caso, vi è una combinazione di violazioni dei diritti di terze parti innocenti, compresi gli avvocati e i loro clienti, nonché una violazione dei diritti dei richiedenti. Anche se il Tribunale ritiene che la condotta degli agenti dello Stato non sia improntata alla malafede, deve sottolineare che il comportamento degli agenti dello Stato dimostra che questi hanno privilegiato gli obiettivi di rafforzamento della legge a scapito degli imperativi di proteggere i diritti di avvocati e clienti”, ha scritto il giudice.

Mafia, Dia: “Possibile ritorno del clan Rizzuto nell’Agrigentino”

Riflessi sul territorio potrebbero derivare anche da un’altra faida in corso, interna alla famiglia mafiosa operante in Canada, nella provincia del Quebec, in conseguenza della quale alcuni accoliti del clan Rizzuto potrebbero lasciare quel Paese per rifugiarsi nei territori di origine”. E’ quanto si legge nella relazione semestrale della Direzione investigativa antimafia (prima metà del 2017), trasmessa nei gironi scorsi alla Camera a proposito del clan originario di Cattolica Eraclea (Agrigento) un tempo capeggiato prima da Nick e poi da Vito RizzutoDiverse le inchieste della Dia sul clan Rizzuto in Italia: l’operazione “Brooklyn” sull’infiltrazione nell’appalto per la realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina, l’operazione “Orso Bruno” sul riciclaggio di 600 milioni di dollari attraverso al Made in Italy Spa con sede di fronte a Palazzo Chigi (per la prima volta fu contestato il reato di mafia transnazionale) e l’operazione “Minoa” che colpì i vertici delle famiglie di Cattolica Eraclea e Montallegro che fanno capo al mandamento di Burgio.

La storia del clan recentemente è stata ricostruita dalla miniserie tv dal titolo “Bad Blood – The Vito Rizzuto Story” trasmessa in versione inglese su City and FX e in francese su RadioCanada. La fiction, prodotta da New Metric Media e Sphere Media and DHX Media, è basata sul libro “Business or Blood: Mafia Boss Vito Rizzuto’s Last War” di Antonio Nicaso e Peter Edwards. Una miniserie tv che ricorda quella realizzata in Italia sul boss Totò Riina, “Il capo dei capi”.