Omicidio Miceli, nuovo sopralluogo sul luogo del massacro a Cattolica Eraclea

Nuovi esami scientifici oggi a Cattolica Eraclea sul luogo del delitto del marmista  Giuseppe Miceli, mentre il pubblico ministero Gloria Andreoli chiede il rinvio a giudizio dell’unico indagato Gaetano Sciortino, 53 anni, arrestato il 20 ottobre scorso al termine di un’indagine molto complessa svolta sul campo dai carabinieri. Il nuovo sopralluogo è stato chiesto  dai difensori di Sciortino, gli avvocati Santo Lucia e Giovanna Morello, quando l’inchiesta è ormai pronta ad approdare  in aula per l’udienza preliminare.

Sul posto, oggi, i carabinieri della sezione scientifica della compagnia di Agrigento, quelli delle stazioni di Cattolica Eraclea e Montallegro, difensori e consulenti e anche il fratello della vittima e la moglie dell’indagato.

Il cadavere del marmista di 67 anni fu trovato in una pozza di sangue il 7 dicembre del 2016 nel suo laboratorio di via Crispi dove i difensori hanno chiesto di tornare per mettere a fuoco alcuni aspetti. Adesso è in corso una consulenza di parte. Gli accertamenti che si stanno eseguendo su richiesta della difesa riguardano gli oggetti contundenti (un booster e un piatto di marmo) che sarebbero stati utilizzati per uccidere il marmista cattolicese e lo stesso laboratorio dove l’artigiano lavorava ed è stato ucciso.  Saranno eseguite, in particolare, le ricerche sulle impronte.

Nelle scorse settimane, invece, sono stati eseguiti gli esami antropometrici: si tratta, in sostanza, di una misurazione scientifica dell’arto utile a comprendere se è compatibile con la scarpa trovata in campagna che, secondo gli inquirenti, sarebbe stata abbandonata dal killer e sarebbe la prova decisiva che inchioderebbe l’imputato alle sue responsabilità. Il biologo Gregorio Seidita, nella cella del carcere Petrusa dove è detenuto Sciortino, ha già eseguito la misurazione degli arti, e in particolare della pianta del piede, al fine di accertare se è compatibile con la scarpa trovata in aperta campagna. I legali avevano chiesto, nei giorni precedenti, una proroga delle indagini per raccogliere altri elementi e approfondire il quadro istruttorio. Il pm Gloria Andreoli aveva dato l’autorizzazione ad eseguire, con un proprio consulente, gli accertamenti antropometrici su Sciortino al fine di chiarire un aspetto ritenuto decisivo. Una delle prove principali sarebbe, infatti, il ritrovamento di una scarpa in una discarica: secondo gli inquirenti sarebbe stata quella che avrebbe utilizzato l’assassino e che Sciortino, intercettato e controllato col gps, avrebbe tentato di far sparire non riuscendovi perché incontrò un conoscente e dovette cambiare strada. Niente tracce organiche sulla scarpa ma il numero (43) sarebbe lo stesso che calza Sciortino. “La misurazione della suola e della pianta del piede del nostro assistito – hanno sottolineato i difensori – differiscono di tre centimetri”. Il movente non è ancora chiaro. Sciortino è stato pedinato dai carabinieri e intercettato perché i sospetti sono caduti subito su di lui.

La vittima, secondo quanto ipotizzano gli inquirenti, sarebbe stata a sua volta pedinata dal suo omicida per tre ore e l’auto immortalata dalle telecamere di videosorveglianza sarebbe stata di Sciortino. Il movente ipotizzato in un primo momento sarebbe stato la rapina ma il gip ha escluso la sussistenza di indizi. L’ordinanza, in seguito, è stata confermata dal tribunale del riesame. Ultimato questo atto istruttorio la vicenda approderà in aula. Come riporta il Giornale di Sicilia oggi in edicola, l’udienza preliminare, per decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio formulata dalla Procura, sempre se la difesa non dovesse chiedere il rito abbreviato, è stata fissata per il 22 marzo davanti al giudice Francesco Provenzano.