Randagismo in Sicilia, l’Anmvi chiede stato di emergenza

Il randagismo in Sicilia richiede la dichiarazione dello stato di emergenza, permettendo alle autorità pubbliche, centrali e regionali, di ricorrere ad interventi speciali, misurabili e a termine. Contro la facilità di accesso ai veleni e al loro utilizzo incontrollato, inoltre, servono norme più stringenti. Questa, in sintesi, la posizione del presidente dell’associazione nazionale medici veterinari italiani (Anmvi), Marco Melosi, dopo i fatti di Sciacca, dove sono stati avvelenati una quarantina di cani. Intanto, il presidente di Anmvi Sicilia, Pippo Licitra, denuncia la sordità della politica. Sopra le righe non sono i toni di una veterinaria siciliana esasperata, ma “i fatti abominevoli dell’avvelenamento dei randagi a Sciacca” dichiara Licitra.
“Più volte, utilizzando le sale dell’assemblea Regionale, abbiamo rappresentato la difficoltà gestionali del randagismo in Sicilia, si è ‘gridato’ la necessità di una interlocuzione continua con le parti politiche per affrontare un problema che all’interno della nostra categoria viene vissuto con grande attenzione e preoccupazione”, è lo sfogo di Licitra. “Adesso la politica non scavalchi la nostra categoria per fare largo a chi ha sicuramente maggior peso elettorale, ma non il ruolo specialistico e di presenza territoriale che noi veterinari – con i nostri studi, ambulatori, cliniche e servizio pubblico – rappresentiamo sul territorio”, conclude il leader dei veterinari siciliani.
L’Anmvi, impegnata in programmi di sterilizzazione volontaria dei randagi in varie regioni ad alto tasso di randagismo, torna a chiedere un piano ad hoc per la Sicilia: identificazione anagrafica e sterilizzazione programmata sotto una regia veterinaria e di sanità pubblica. Ricordando che il controllo demografico delle popolazioni animali rientra nei nuovi Livelli essenziali di assistenza – che lo Stato e le Regioni sono chiamate a garantire e finanziare – l’Anmvi invita le autorità competenti a considerare la dichiarazione dello stato d’emergenza randagismo, pianificando azioni urgenti, misurabili e a termine e soprattutto “sotto una regia sanitaria-veterinaria”.
Secondo i veterinari lo stato di emergenza, ricorrendo i presupposti di urgenza e di eccezionalità, potrebbe facilitare soluzioni di intervento speciale anche di tipo economico-finanziario. “L’avvelenamento di massa dei randagi di Sciacca – ricorda l’Anmvi- ripropone il problema delle esche-killer, veleni troppo facilmente reperibili sul mercato. Vale per la Sicilia ma non solo. Malgrado una ordinanza del ministero della Salute che ne vieta la detenzione e l’utilizzo, l’approvvigionamento di prodotti o sostanze letali è ancora troppo facile e incontrollato”. L’Anmvi torna a chiedere norme più stringenti contro il facile approvvigionamento di sostanze letali per animali e persone e che causano contaminazioni ambientali.