Salute, nuove luci sul tumore del colon arrivano da Ribera: ricerca del chirurgo Macaluso, i primi risultati

Un recente studio scientifico, condotto in sinergia dall’Azienda sanitaria provinciale di Agrigento e dall’Università di Siena, è  destinato a far discutere la comunità medica e a gettare nuove luci nell’ambito della ricerca oncologica per le importanti ricadute che ne possono derivare nell’approccio diagnostico-terapeutico e preventivo ai tumori del colon. E’ quanto si legge in un articolo pubblicato in un inserto sulla Sanità del giornale Il Sole 24 ore.  Protagonisti di questa ricerca sono Domenico Macaluso, responsabile di endoscopia digestiva dell’ospedale di Ribera, e Giorgio Bianciardi, docente di patologia generale presso il dipartimento di biotecnologie mediche dell’Università di Siena. I professionisti si sono confrontati con un caso clinico nel quale è stato rinvenuto un frammento di adenoma del colon, tumore benigno, che, dopo essersi staccato dalla lesione principale, è riuscito a colonizzare la mucosa del colon e a sopravvivere a distanza con meccanismi che finora sono stati  considerati esclusivi dei tumori maligni. Questa circostanza è destinata a mettere in discussione proprio il concetto di malignità, ai tumori cui si è attribuita sino ad ora la capacità di diffondersi oltre i limiti del tessuto in cui sono stati originati, e di sopravvivervi. Conseguentemente i nuovi dati clinici e biometrici ottenuti richiederanno una modifica degli attuali metodi  diagnostico- terapeutici dell’adenoma al colon.

L’importante scoperta è stata portata alla luce durante una colonscopia presso l’ospedale di Ribera, eseguita su un uomo di 63 anni che era risultato positivo al Fecal Occult Blood Test (Fobt). Ma cosa può consentire a un frammento di un tumore benigno, staccatosi per effetto dei movimenti intestinali (peristalsi) o per attrito col materiale fecale, di sopravvivere e attecchire a distanza? Gli stessi fenomeni di neo-angiogenesi che consentono a una metastasi, di diffondersi a distanza e dare origine a un tumore maligno secondario: la mancanza di ossigeno. Alla base della crescita dei vasi sanguigni in queste neoplasie, c’è un fattore di trascrizione, l’Hif-1, che in presenza di ossigeno viene degradato, mentre in condizioni di ipossia stimola le cellule della mucosa intestinale a formare vasi sanguigni che avvolgono e nutrono sia i tessuti dei tumori maligni che le metastasi (caratterizzati da scarsa vascolarizzazione per il disordine strutturale e la incontrollata crescita cellulare che regna in questi tessuti).

Nei tessuti normali e nei tumori benigni questo non avviene, data la presenza di ossigeno; ma nel colon la situazione è diversa, dato che per la scarsa presenza di ossigeno, il fattore di trascrizione Hif-1 non viene degradato e può stimolare la neo-vascolarizzazione anche in frammenti di tumori benigni, come nel caso in oggetto. I risultati finali, peraltro suffragati dalla valutazione di altri cinque casi in fase avanzata di studio, hanno confermato le ipotesi dei medici conferendogli il merito di aver dato un notevole contributo alla ricerca oncologica.