Strage di cani a Sciacca, sospettati due imprenditori

“Sono due imprenditori, padre e figlio, titolari di un azienda nelle vicinanze delle Mucciarie dove sono stati trovati i 27 cani morti avvelenati le due persone sospettate di aver sparso cento bocconi di carne avvelenati con un potente insetticida, ed inoltre alla conta mancherebbero altri venti cani randagi di cui al momento è stata denunciata la scomparsa ma di cui non sono stati ritrovati i cadaveri, con questi il numero dei cani probabilmente avvelenati sale a circa 50. Questo il quadro in cui stanno evolvendo le indagini della procura della repubblica di Sciacca in merito alla strage di cani randagi che viene fatta risalire tra le giornate del 14 e del 16 febbraio scorso”. Lo riferisce in una nota l’Aidaa (Associazione italiana difesa animali e ambiente) che aggiunge: “Ma potrebbero esservi ulteriori sviluppi nelle prossime ore, infatti si sta vagliando anche la posizione di un uomo che potrebbe avere sparso materialmente i bocconi per conto dei due sospettati e che potrebbe anche aver agito in autonomia con un “secondo giro” di polpette avvelenate, secondo quanto si è appreso dovrebbe trattarsi di una persona che in passato era stata morsicata da uno dei randagi. Le indagini sono ancora in corso ed affidate agli uomini dell’arma dei carabinieri che starebbero per stringere definitivamente il cerchio attorno ai responsabili. Intanto da un primo censimento risulterebbero presenti in Sciacca circa 200 cani randagi”.

Intanto, come riporta l’Ansa, cinque cuccioli di cane di razza maremmana che erano stati messi un una scatola di cartone e lanciati da un ponticello sul letto del fiume Irminio, in contrada Piano del Conte, sono stati salvati da carabinieri della stazione di Giarratana, nel Ragusano. L’autore del gesto, un pensionato di 70 anni di Monterosso Almo, e’ stato identificato grazie anche alla visione dei filmati di alcuni sistemi di videosorveglianza presenti nella zona e denunciato in stato di libertà’ per abbandono di animali. L’uomo si voleva liberare dei cuccioli nati da poco e di cui non riteneva di doversi prendere cura. I piccoli cinque maremmani, dopo essere stati messi in salvo, sono stati affidati ai volontari di un’associazione specializzata. In Sicilia, a Sciacca, nell’Agrigentino, sono da tempo indagini sull’uccisione di decine di cani randagi.