Elezioni, da Di Battista a Bersani fino Berlusconi: gaffe e siparietti

Da Pier Luigi Bersani che vota infilando la scheda senza togliere il tagliando antifrode ad Alessandro Di Battista che sbaglia seggio, al di là dei dati definitivi sull’affluenza e da chi sarà il vincitore, le elezioni 2018 si caratterizzano per gaffe e siparietti degni della migliore commedia all’italiana, non fosse per la tragica fine di una signora di Matera, di 84 anni, morta poco prima di apporre la sua ultima croce sulla scheda elettorale. Si inizia con il deputato uscente del Movimento 5 Stelle, Alessandro Di Battista, atteso dai fotografi nella scuola d’infanzia in via Taverna a Roma. Una volta arrivato, l’ignaro parlamentare, reduce di un mese di tour elettorale in camper con compagna e figlioletto, scopre che il suo nome non c’è in lista. Soltanto dopo un quarto d’ora – come riporta LaPresse – si scopre che il seggio è un altro, perché il Cinquestelle ha cambiato residenza rispetto al 2013 ma, secondo quanto dichiara lui stesso, non gli è stato comunicato il corrispondente cambio di sezione.”Non mi hanno comunicato il cambio di seggio”, spiega Di Battista, costretto a spostarsi alla scuola di Vallombrosa.

Tocca poi a Silvio Berlusconi. L’ex Cavaliere ha un incontro a distanza ravvicinata nel suo seggio di Milano con una Femen a seno nudo che sale su di un banco e gli urla contro: “Berlusconi sei scaduto, il tuo tempo è scaduto”, sulla pancia la stessa scritta. Lei è Melodie Mousavi Nameghi, francese di origine iraniana, di 29 anni. Di fronte allo spettacolo, il leader di Forza Italia abbassa lo sguardo, si volta dall’altra parte e, scuro in volto, se ne va senza dire una parola. Quindi è la volta dell’ex segretario Pd. Nella sua Piacenza, Bersani si reca di buon’ora al seggio vicino casa e per la prima volta, immaginiamo, crocetta il simbolo di Liberi e Uguali, la nuova formazione politica che ha contribuito a fondare dopo il travagliato addio al Partito democratico. Peccato che, per abitudine o per emozione, il leader di LeU infili direttamente la scheda nell’urna senza aspettare che il presidente di seggio abbia prima il tempo di controllare il numero del tagliando antifrode e di staccarlo. Se il voto non sarà ritenuto valido, si potrà sempre attribuire l’errore a un lapsus freudiano. Non poteva mancare, nel pantheon dei siparietti, il personale mini show di Beppe Grillo. Arrivato nel primo pomeriggio nel seggio di Sant’Ilario a Genova, il fondatore del Movimento 5 stelle ha mostrato ai fotografi e ai reporter il pass col simbolo del M5s e la scritta ‘L’Elevato’. Ad accompagnarlo in sottofondo l’autoradio che trasmetteva a tutto volume la canzone ‘Walk on the wild side’ di Lou Reed.

Nulla da annotare, invece, per i voti di Matteo Renzi e del premier Paolo Gentiloni che si sono svolti nel più tradizionale dei modi – uno a Firenze, l’altro a Roma -, a eccezione della presenza di rito di telecamere e fotografi. Più inquietante invece il ‘caso Grasso’ a Palermo, dove il nome del presidente del Senato e candidato premier per LeU è scomparso da molte schede elettorali. Di “ritardi ed errori inaccettabili” ha parlato Pietro Grasso all’uscita della scuola Giovanni XXIII del quartiere Libertà del capoluogo siciliano. Si chiude infine con un tocco di ‘nero’. E’ la vicenda dei manifesti con il fascio littorio presenti in una scuola sede di seggio a Niguarda nel milanese. Si trattava di una mostra allestita nell’istituto scolastico, è stato spiegato. I rappresentanti locali di LeU hanno protestato chiedendo di rimuoverli ma, dopo essere stati tolti, l’assessore alla Cultura del Municipio 9 di Movimento Popolare, Deborah Giovanati, li ha fatti rimettere al loro posto. Soltanto in tarda serata i volantini sono stati di nuovo rimossi.