Rifiuti in Sicilia, Savarino (Db): “Criticità e illegalità nella gestione del servizio, ecco perché la Tari è altissima”

“Una risoluzione frutto di studio e di  lunghe sedute di audizione, che hanno fatto  emergere non solo gravi criticità ma anche profili di illegalità nella gestione del servizio,  su cui noi oggi abbiamo acceso un faro. La gravità di quanto emerso deve essere trasmessa alla Magistratura, pertanto entrambe le risoluzioni verranno inviate alla Procura della Repubblica ed alla Corte dei Conti”. Lo scrive in una nota la presidente della commissione Territorio e Ambiente dell’Ars Giusy Savarino (#DiventeràBellissima) a proposito del approvazione della risoluzione sulle politiche sulla gestione dei rifiuti. “È gravissimo, infatti,  che i cittadini siciliani abbiano pagato in questi anni una Tari altissima, una Tari esosa perché calcolata su un costo nascosto e pare non autorizzato, che è quello del conferimento in discarica, che oscilla tra i 70 e 150 euro a tonnellata. Abbiamo scoperto – ha aggiunto la Savarino – che giacciono da anni nei cassetti della Regione richieste di autorizzazione di impianti di compostaggio che se fossero stati approvati avrebbero consentito oggi di abbandonare quasi completamente il sistema delle discariche a tutto vantaggio dell’ambiente e delle tasche dei cittadini. Abbiamo saputo che non trovano riscontro autorizzazioni all’ampliamento di discariche pubbliche, poi addirittura chiuse, a tutto vantaggio delle discariche gestite dai privati. Gravissimo che ci siano  ancora ex ATO operative, quando avrebbero dovuto essere liquidate ben 8 anni fa ed invece sono lì ed alcune pagano contestualmente ben 3 Commissari liquidatori, con enorme moltiplicazione dei costi, poi pagati dai cittadini. Come Commissione abbiamo il compito di indirizzo  e controllo,  abbiamo intenzione di esercitare questo ruolo in maniera incisiva. Che sia chiaro a tutti, è finito il tempo in cui nessuno ha responsabilità ed a pagare siano sempre e solo i cittadini”.

Ecco il testo integrale della risoluzione approvata in commissione Territorio e Ambiente all’Ars.

RISOLUZIONE N. 4/IV “POLITICHE SULLA GESTIONE DEI RIFIUTI

LA IV COMMISSIONE DELL’ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA

PREMESSO CHE

la IV Commissione ‘Ambiente, territorio e mobilità’ dell’ARS ha proceduto alla realizzazione di diverse audizioni sul tema della gestione dei rifiuti durante le quali sono stati sentiti il dirigente generale del dipartimento regionale ‘acqua e rifiuti’, presidenti e commissari straordinari delle Società per la regolamentazione del servizio di gestione rifiuti (SRR), nonché commissari liquidatori degli ex-Ambiti Territoriali Ottimali (ATO);

PRESO ATTO CHE

la Sicilia produce circa 2.359 milioni tonnellate annue di rifiuti e, ogni giorno, ben 6.450 tonnellate di rifiuti indifferenziati vengono conferiti in discarica,

il settore ‘de quo’ in questi anni è stato oggetto di indagini da parte di Commissioni parlamentari d’indagine e di inchiesta, di delibere da parte dell’ANAC che hanno evidenziato diverse criticità della gestione dei rifiuti in Sicilia,

la Corte dei Conti nella delibera n. 223/2017//GEST ‘Osservazioni sull’attuazione della legge regionale n. 9 del 2010 in tema di gestione integrata dei rifiuti’, ha sottolineato che ‘il sistema di gestione dei rifiuti delineato dalla normativa regionale vigente, si è rilevato inattuabile oltre che per inadeguatezza dell’azione di impulso e di coordinamento svolta dall’Amministrazione regionale, anche per ragioni connesse all’incoerenza e alla contraddittorietà dell’attuale impianto normativo che pone diverse problematiche’;

CONSIDERATO CHE

In merito al trasferimento del patrimonio dagli ex-ATO alle SRR, costatata l’assenza di un reale coordinamento regionale, sono state registrate gravi criticità e l’utilizzo di strumenti giuridici diversi e talvolta contraddittori: in alcuni casi si è utilizzato lo strumento del comodato d’uso, in altri casi non si è provveduto alla consegna degli impianti favorendo procedure di vendita per timore di un presunto depauperamento del patrimonio dell’ente ed in altri ancora non sono state trovate soluzioni per la divisione del patrimonio su diverse SRR,

è stato altresì segnalato, ad esempio ad Enna e Messina, che le stesse SRR non hanno a disposizione alcun locale per l’espletamento dell’attività amministrativa ed il relativo personale è ubicato nella migliore delle ipotesi  in postazioni messe a disposizione dai Comuni;

PRESO ATTO CHE

l’affidamento del servizio di raccolta e spazzamento è stato affidato con modalità differenti ed eterogenee tra cui la previsione di società di scopo, l’in house provinding e le ordinanze ex art 191 del decreto legislativo n. 152 del 2006,

la procedura prevista dalla normativa di settore prevede il ricorso all’UREGA quale stazione appaltante ma il lento costituirsi delle SRR ed i tempi impiegati dall’UREGA per l’espletamento delle gare hanno portato ‘de facto’ all’utilizzo diffuso delle ordinanze che però non in tutti i casi sembrerebbe legittimo;

RITENUTO CHE

sono stati accertati casi di contemporanee presenze di Commissari straordinari nominati dal Presidente della Regione ai sensi dell’articolo 14, comma 1 e 2 della legge regionale n. 9 del 2010 e Presidenti delle Società per la regolamentazione di gestione rifiuti eletti ai sensi dell’articolo 7 della suddetta legge regionale, tale situazione crea un’inefficiente duplicazione di funzione e di costi;

V I S T O CHE

il debito contratto dagli ex-ATO operanti nella Regione ammonterebbe ad una cifra di 1,2 miliardi di euro,

diversi Comuni hanno contratto ingenti debiti nei confronti degli ex-ATO e tale situazione ha prodotto criticità nella redazione dei bilanci comunali, innumerevoli contenziosi ed una  situazione nella quale si realizza una sostanziale disparità di trattamento tra i cittadini dei Comuni ligi ed adempenti, e quelli dei Comuni inadempienti che traggono un ingiusto beneficio e fruiscono dell’espletamento di un servizio di fatto gratuito,

 

il processo di liquidazione degli ex-ATO rifiuti iniziato nel 2010, concluso solo in pochi casi, prosegue ormai da otto anni favorendo l’instabilità del sistema e le difficoltà nell’adempiere alla normativa regionale con particolare riferimento alla piena operatività delle SRR, a tal riguardo è emblematico il caso dell’ATO CT1 dove nonostante la presenza di tre commissari liquidatori in carica da otto anni non si è riusciti a realizzare il trasferimento né del personale né del patrimonio alla SRR;

CONSIDERATO CHE

l’articolo 19 della legge regionale 9/2010 impone alle SRR di assumere, ed alle società affidatarie dell’appalto di ‘utilizzare’, il personale in servizio al 31 dicembre 2009 presso le società ed i consorzi d’ambito,

il suddetto personale sarebbe stato assunto dalle SRR, e poi trasferito alle imprese affidatarie, con contratti di lavoro differenti e che hanno dato luogo a contenziosi e proteste, ad esempio, in alcune realtà, si segnala l’utilizzo di forme di cessioni di contratto, in altre in posizione di ‘comando’ ed in altre ancora l’utilizzo solo parziale degli operai assunti dalle SRR da parte delle imprese affidatarie del servizio,

sono state accertate ‘promozioni’ di operai in ‘amministrativi’ e, nel momento in cui sono iniziate le procedure di assunzione di tale personale nelle SRR sulla base dell’approvazione della pianta organica, si sono inevitabilmente registrati innumerevoli contenziosi e proteste,

sono sorte problematiche inerenti alla valutazione sull’eventuale assunzione di personale assunto nel passato tramite agenzie interinali. Alcune Ato, infatti,  negli anni, hanno fatto ricorso anche a  personale assunto per temporanee esigenze aziendali  con contratti affidati all’intermediazione delle agenzie interinali;

 V I S T O CHE

si registnano gravi criticità relative alla mancanza di impianti di trattamento e conferimento dei rifiuti  causati soprattutto dai ritardi nella presentazione dei progetti, nel  rilascio delle necessarie autorizzazioni regionali e nella definizione dei finanziamenti  regionali, nazionali ed europei  all’uopo destinati, in questi anni si è registrata una “curiosa” tendenza alla chiusura delle discariche pubbliche o alla mancata autorizzazione al loro ampliamento, a tutto vantaggio delle discariche gestite da privati. Il dato appare allarmante poiché alla luce della assenza di impianti alternativi alle discariche  non  si poteva che perpetuare e foraggiare un sistema discarico-centrico, come sottolineato anche dalla succitata relazione della Corte dei Conti;

CONSIDERATO CHE

sono state appurate delle anomalie nelle tariffe  utilizzate dalle discariche presenti sull’isola;  in particolare è  stato accertato che esistono costi per il conferimento in discarica dei rifiuti indifferenziati  sensibilmente diversi, oscillanti tra i 70 euro a tonnellata (tariffa applicata tendenzialmente dalle discariche pubbliche), i 120 euro a tonnellata applicati dai gestori della discarica privata ubicata a Motta Sant’Anastasia e i 150 euro a tonnellata dai gestori della discarica privata di Siculiana (AG),

sono stati altresì segnalati casi di contributi richiesti agli enti locali per le operazioni di ‘post mortem’ delle discariche (contributo che dovrebbe già essere previsto in tariffa) e di finanziamenti che successivamente sarebbero stati erogati alle società proprietarie delle discariche per le medesime operazioni di ‘post mortem’;

RAVVISATO CHE 

una delle maggiori criticità del sistema di gestione dei rifiuti è da addurre alle scarse percentuali di raccolta differenziata raggiunte da molti Comuni siciliani, soprattutto i più grandi. Esistono, infatti,  diversi livelli di percentuale di raccolta differenziata: i Comuni più popolosi registrano livelli di raccolta inferiori al 15 per cento mentre alcuni Comuni virtuosi raggiungono livelli di raccolta superiori al 65 per cento. Il Comune di Ferla, esempio virtuoso,  ha riferito di aver portato la raccolta differenziata a livelli altissimi in poco tempo anche utilizzando strumenti incentivanti per la cittadinanza, ed a costo quasi zero per l’ente pubblico, come le ‘casette per il compostaggio’;

CONSIDERATO CHE

 si registrano forti ritardi nell’approvazione di un aggiornato Piano regionale dei rifiuti, il quale dovrebbe avere come obiettivo primario favorire la raccolta differenziata nonché la realizzazione di una economia circolare volta al riutilizzo dei materiali recuperati,

IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE SICILIANA e per esso l’Assessore Regionale per l’energia ed i servizi di pubblica utilità 

ad emanare delle linee guida afferenti le procedure relative al trasferimento dei beni dagli ex-ATO alle SRR;

a verificare le situazioni di contemporanee presenze di commissari straordinari e presidenti delle SRR ed eventualmente a procedere al ritiro dell’incarico di commissario straordinario;

a favorire il pagamento dei debiti da parte dei Comuni agli ex-ATO in liquidazione al fine di terminare la gestione liquidatoria e chiudere definitivamente tale operazione attraverso l’elaborazione di un Piano di rientro (anche utilizzando la piattaforma MISE per eventuali compensazioni) ovvero di misure volte all’invio di commissari ad acta ovvero l’indicazione di un unico commissario ad acta che si occupi della liquidazione di tutti gli ex-ATO ancora in essere;

ad emanare linee guida sulla liquidazione degli ex-ATO che evidenzino certezza nei tempi, anche chiedendo la sostituzione dei commissari liquidatori inadempienti ovvero adottando nel rispetto delle competenze atti volti, in casi estremi, all’ottenimento del fallimento delle società;

se necessario ad emanare linee guida anche attraverso l’elaborazione di una norma interpretativa sulle tipologie di contratti per l’assunzione del personale nelle SRR e presso le imprese affidatarie del servizio;

ad approfondire l’opportunità di centralizzare e coordinare le competenze delle SRR eventualmente riunendole in un numero razionale volto a garantirne l’efficienza e l’economicità, preservando le esperienze positive già presenti nei territori, anche al fine di agevolare il trasferimento del personale e del patrimonio degli ex-ATO;

a chiarire quali soggetti giuridici sono competenti per la raccolta dei rifiuti accumulati sulle strade provinciali ovvero delle eventuali discariche abusive insistenti sul territorio gestito dalle ex province;

ad avviare una ricognizione interna volta ad accertare quante pratiche finalizzate ad autorizzare la costruzione, la modifica ovvero l’ampliamento di impianti, siano state presentate, e quante di queste

siano ancora in attesa di un riscontro positivo o negativo, nonché di quanti impianti già realizzati non siano ancora stati attivati e le relative motivazioni;

ad evitare ogni intralcio o dilazione nel rilascio delle autorizzazioni regionali per l’approvazione di progetti di impiantistica inerenti al trattamento e recupero dei rifiuti dando priorità agli impianti di compostaggio, in particolar modo anaerobici;

a stabilire le ragioni dell’esistenza di differenti tariffe per il conferimento in discarica dei rifiuti e a compiere i necessari atti volti a definire gli standard tariffari ed i costi standard per le fasi di gestione del Servizio affinché risultino proporzionati ed omogenei su tutto il territorio;

ad effettuare una ricognizione delle discariche presenti in Sicilia e della loro capienza reale e dei flussi di conferimento;

ad attuare politiche finalizzate a privilegiare attività di prevenzione e di preparazione al riutilizzo, nonché ad incentivare le percentuali di raccolta differenziata di  rifiuti basate su fattori penalizzanti, come lo scioglimento del consiglio comunale e la decadenza del Sindaco, ovvero incentivanti, anche con la previsione di promuovere ‘case dell’acqua’ o ‘del compostaggio’ e ogni altra  misura volta a coinvolgere e incentivare i privati nella gestione dei materiali riciclati;

a valorizzare e prendere a modello, anche per la redazione di eventuali linee guida, esempi di ‘best practices’ messe in atto da enti virtuosi, come ad esempio Kalat Ambiente SRR;

accelerare la presentazione del Piano regionale per i rifiuti il quale dovrebbe avere come obiettivo  primario favorire la raccolta differenziata ovvero la realizzazione di una economia circolare nella ‘green economy’ volta al riutilizzo dei materiali recuperati;

adottare atti volti alla realizzazione di una netta separazione di ruoli e competenze tra i vari enti coinvolti nella gestione ‘della filiera’.