Sicilia, Savarino (Db): finalmente Girgenti Acque deve rispondere alla Regione su disservizi, ok risoluzione all’Ars

“Finalmente Girgenti Acque, gestore del servizio idrico nell’Agrigentino, deve rispondere alla Regione. I cittadini agrigentini che per tanti anni hanno lamentato disservizi, oggi hanno nelle opportune sedi istituzionali chi li ascolta e li tutela.
Ringrazio i miei colleghi per il proficuo lavoro svolto insieme, che ha portato all’approvazione oggi in Commissione della risoluzione sulla gestione  del del servizio idrico in provincia di Agrigento, una risoluzione che impegna il Governo a fare le pulci ad una gestione del servizio inadempiente come Girgenti acque”. Lo scrive in una nota la presidente della commissione Territorio e Ambiente dell’Ars Giusy Savarino (#DiventeràBellissima).

Ecco il testo integrale della risoluzione approvata oggi in commissione Territorio e Ambiente all’Ars:

RISOLUZIONE N. 5/IV “GESTIONE DEL SERVIZIO IDRICO IN PROVINCIA DI AGRIGENTO 

LA IV COMMISSIONE DELL’ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA

PREMESSO CHE

la IV Commissione ‘Ambiente, territorio e mobilità’ dell’ARS si è occupata della gestione del servizio idrico in provincia di Agrigento affidata alla società “Girgenti Acque S.p.A”. L’audizione ha avuto ad oggetto le criticità del servizio idrico più volte segnalate dai cittadini e dalle associazioni dei consumatori: il costo delle tariffe  nettamente superiore alla media nazionale, contatori  difettosi (in particolar modo sono stati segnalati casi  in cui i contatori girerebbero a vuoto, facendo pagare al consumatore l’aria al costo onerosissimo dell’acqua),  mancanza di impianti di depurazione, dispersione di circa il 55% dell’acqua nelle reti (spesso definite anche dallo stesso gestore “colabrodo”),  criticità e dubbi sulla qualità dell’acqua e turni di attesa per l’erogazione lunghi e discontinui; 

PRESO ATTO CHE 

l’Assemblea Territoriale Idrica di Agrigento  – ( ATI )  istituita ai sensi e per gli effetti dell’art.3, comma 2, della legge regionale 11 agosto 2015, n.19, e del Decreto dell’Assessore regionale per l’Energia ed i Servizi di Pubblica Utilità n. 75 del 29 gennaio 2016 – è Ente di governo per l’esercizio delle competenze previste dalle norme vigenti in materia di gestione delle risorse idriche, rappresentativo di tutti i comuni appartenenti all’ambito territoriale ottimale di Agrigento,

l’ATI, che ai sensi dell’articolo 7 comma 2 dello Statuto dello stesso ente, ha cura di “salvaguardare la gestione diretta e pubblica del Servizio”, ha riferito di un grave rapporto conflittuale con la società di gestione, motivo per cui il presidente ha annunciato che starebbero avviando una azione di rescissione contrattuale nei confronti di Girgenti Acque,

l’ATI è un organo composto da tutti i Sindaci della Provincia di Agrigento. È emerso che solo 27 Comuni hanno ceduto le reti a Girgenti Acque S.p.A, mentre 16 Comuni illegittimamente non hanno ceduto le reti, e quest’ultima scelta appare  premiante per i costi sostenuti dai  cittadini,

ed infatti i costi per i comuni che continuano a gestire in proprio fonti e reti idriche sono rimasti ai livelli della media nazionale, al contrario di quanto succede nei 27 comuni gestiti da Girgentiacque,  i cui cittadini pagano tra le tariffe più alte d’Italia. Emblematico è il caso citato  dei due Comuni limitrofi Montevago e Santa Margherita Belice: nel comune di Montevago, che ha ceduto le reti, il costo annuale dell’acqua per famiglia è di circa 600 euro mentre il Comune limitrofo di Santa Margherita Belice, che non ha ceduto le reti, paga un costo di circa 120 euro annui,

il piano tariffario, la cui proposta viene approvata dall’ATI ed  anche dall’autorità nazionale competente (EGEE), anche a causa del non avvenuto completamento dell’ambito e del  recepimento tout court delle precedenti tariffe approvate dai consigli comunali (che spesso prevedevano investimenti su reti o impianti poi coperti da investimenti pubblici) risulta essere particolarmente oneroso ed eterogeneo tra i vari Comuni dell’ambito,

la situazione è quindi quella di Comuni che non  hanno ceduto le reti con tariffe idriche molto contenute e Comuni che hanno ceduto le reti che pagano tariffe elevatissime  anche perché sopportano per l’intero ambito i costi della gestione privata e della quota pubblica di investimenti su reti e impianti,

l’ambito è stato creato su valutazioni territoriali politiche e non sui bacini idrografici presenti. Anche a causa di una mancanza di governance da parte della Regione, i Comuni su cui insistono bacini idrografici tendono a non cedere le reti e a non “consorziarsi” con altri comuni, seppur limitrofi, al fine di avere una prelazione sul bacino del loro territorio a discapito dei territori vicini. Questa situazione si evidenzia soprattutto laddove la gestione privata sia fonte di contenziosi e disservizi, come nel caso della provincia di Agrigento con Girgentiacque S.p.A.;

RITENUTO CHE 

come emerso in audizione, sembrerebbe che per prassi consolidata Girgenti acque chieda ai Comuni una generica autorizzazione ad accedere ad alcuni pozzi non consegnati, con l’impegno che, una volta verificata la potabilità, i cittadini di quei comuni potrebbero ricevere un beneficio in termini economici dall’immissione in rete di quelle acque. Da inchieste giornalistiche agli atti della Commissione, sembrerebbe che in taluni casi le acque siano state immesse in rete, senza comunicazione preventiva e senza certezza della qualità (. I dubbi sarebbero confermati dai rappresentanti dell’Arpa più volte chiamati a fare controlli sulla qualità delle acque dei pozzi non consegnati, dalle forze dell’ordine a seguito di segnalazioni,

se a questo si aggiunge la scarsa qualità dell’acqua denunciata dai cittadini, a volte visibilmente gialla, altre volte maleodorante, che ha spesso comportato la interruzione dell’erogazione in interi quartieri, da parte dello stesso ente gestore, il quadro delineato desta indubbio turbamento nella collettività,

i rappresentanti di interessi diffusi auditi segnalano tanti disservizi che hanno portato a innumerevoli contenziosi, nella quasi totalità dei casi vinti dagli utenti, segnalano inoltre la carenza di depurazione in molte aree del territorio, col rischio di riversare nelle falde e a mare acque inquinanti, e facendo gravare in molti casi sulla tariffa il costo di un servizio non reso;

CONSIDERATO CHE

nonostante il riferito “difficile rapporto fortemente conflittuale” tra la società di gestione e l’ATI, che conserva il potere di controllo sulla qualità del servizio reso, e dei lavori effettuati su reti ed impianti, soltanto in questi giorni, dopo dieci anni, si sta avviando un processo di rescissione del contratto di gestione del servizio idrico;

VISTO  CHE

il gestore del Servizio riferisce che il maggior costo sul bilancio della società Girgenti Acque è il  costo dell’acqua all’ingrosso,

il gestore riferisce inoltre che i Comuni che non hanno ceduto le reti, restando vincolati alla gestione EAS, pagano tariffe ridotte per gli utenti perché gravano/beneficiano  della fiscalità generale della regione Siciliana,

suddetta disparità di trattamento da addursi anche ad una sostanziale differenza nel prezzo di acquisto dell’acqua all’ingrosso ( euro 0,20 mc per la provincia di  Catania contro i  0,70 mc della provincia di Agrigento), non può che comportare un aumento delle tariffe per le province che acquistano l’acqua dalla società Sicilia Acque SPA,

in provincia di Agrigento  è  stato costruito un impianto di dissalazione che ad oggi non viene utilizzato. Suddetto impianto non è stato trasferito nel patrimonio del gestore del servizio che quindi non ne dispone né lo valuta come soluzione.  Per anni la provincia è stata anche servita dall’acqua dissalata a Gela all’interno dell’Eni, in un dissalatore di proprietà della regione,

il costo dell’acqua per i cittadini della provincia di Agrigento, subisce dunque la presenza di un Sovrambito, Sicilia Acque S.p.A che vende l’acqua (dei siciliani) all’Ambito, che per tramite di Girgenti Acque S.p.A  la vende al cittadino. Quindi l’acqua dei Siciliani che parte da un costo all’ingrosso di 0,70 mc (notevolmente superiore alla media nazionale) non può che arrivare sulle tariffe degli utenti ad un costo elevato (fino a 3,00 euro mc),

riferisce il gestore di non avere immesso acqua non controllata dai pozzi in rete, e in merito di essere a conoscenza di indagini in corso, segnala di avere attivato più progetti su reti e impianti, e di essere in attesa di autorizzazione per iniziare lavori di ristrutturazione sulla rete idrica della provincia di  Agrigento, coperti da finanziamenti pubblici per un totale complessivo di 107 milioni che permetterebbe di migliorare il servizio;

CONSIDERATO CHE

circa il 55% dell’acqua pagata dai cittadini viene dispersa nelle reti, oramai vetuste, e che il servizio di depurazione in molte zone, viene pagato dai cittadini ma non effettuato dal gestore per carenza degli impianti, la regione Sicilia è destinataria  di diversi finanziamenti, tra cui  107 ml di euro  per la provincia di Agrigento (400 ml in tutto per l’intera Sicilia) per la costruzione di reti ed impianti,

il gestore del Servizio ha riferito che la competenza a svolgere i lavori sulle reti e sugli impianti è della società GirgentiAcque, in virtù della convenzione che gli ha affidato il servizio,  senza dover esperire una gara d’appalto ad evidenza pubblica Europea, pur essendo un appalto “sopra soglia” e che si dichiara pronta ad aggiudicarsi rectius eseguire  l’appalto;

RITENUTO CHE 

in previsione di scongiurare eventuali e denegate crisi idriche, è stato trattato il tema delle soluzioni alternative alle sorgenti ovvero non è stato escluso che un ricorso alla dissalazione dell’acqua del mare da potabilizzare e immettere nelle reti possa essere una valida soluzione. Ad Agrigento esiste un grosso impianto di dissalazione inattivo a Porto Empedocle, e un altro a Gela di proprietà della regione, questo impianto, sorto alla fine degli anni 70, ha una capacità produttiva di circa 30 milioni di metri cubi d’acqua annui, idonei ad asservire le popolazioni di Gela Niscemi Licata Palma di Montechiaro Agrigento e fino ad Aragona oltre a far fronte ai fabbisogni, eventuali, delle industrie;

IL GOVERNO DELLA REGIONE SICILIANA e per esso l’Assessore Regionale per l’energia ed i servizi di pubblica utilità

 a verificare la possibilità di creare un ambito unico per l’acquisto dell’acqua all’ingrosso, una rinegoziazione della convenzione con Sicilia Acque, o una eventuale rescissione, in modo da ottenere tariffe omogenee e non penalizzanti per i siciliani, e che non siano superiori alla media nazionale;

– a sollecitare l’Ati di Agrigento affinché avvii ogni azione utile alla tutela dei diritti dei Comuni e dei cittadini, vittime di reiterati disservizi a fronte di un costo tariffario idrico onerosissimo;

– a verificare se giuridicamente legittimo e non contrastante con la normativa regionale, nazionale ed europea, l’affidamento diretto alla società di gestione Girgenti acque S.p.A dei finanziamenti pubblici per reti ed impianti, come riferito, per un totale di 107 milioni di euro, senza incorrere in una infrazione europea;

– ed eventualmente, a vagliare l’opportunità di sospendere l’erogazione dei finanziamenti a favore della società di gestione Girgentiacque S.p.A nelle more della definizione del giudizio di rescissione del contratto annunciato dall’ATI di Agrigento;

– ad intimare ai gestori il rispetto delle sentenze della Corte di Cassazione che in maniera univoca vietano il pagamento del canone di depurazione nelle zone in cui non è effettuato il servizio di depurazione;

–  a verificare se nel costo delle tariffe sostenute dai cittadini sia già ricompreso il costo degli investimenti sulla rete, ed inoltre se questi investimenti siano stati effettivamente finalizzati alla manutenzione ordinaria e straordinaria di reti e impianti;

– a sollecitare Arpa ed Asp affinché attivino controlli a tappeto sulla qualità dell’acqua erogata da Girgenti acque a tutela della salute pubblica;

a verificare i costi di gestione/ammodernamento/costruzione/manutenzione degli impianti di dissalazione e la capacità di conferimento acqua negli invasi ed in particolare ad avviare una indagine ispettiva sugli impianti di dissalazione in provincia di Agrigento o che servano la provincia.