Mafia, nuovo colpo alla rete di Messina Denaro: 12 arresti nel Trapanese

Un nuovo duro colpo alla latitanza del numero 1 di Cosa nostra Matteo Messina Denaro è stato portato a compimento dalla DIA, dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Trapani e del Raggruppamento Operativo Speciale che hanno eseguito 12 ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal gip di Palermo nei confronti di altrettante persone ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione e favoreggiamento nonché fittizia intestazione di beni. Le indagini hanno consentito di individuare in Salvatore Crimi e in Michele Gucciardi i capi famiglia di Cosa nostra nei comuni di Vita e Salemi e di assicurare alla giustizia diversi gregari. I due boss, servendosi anche di professionisti nell’ambito di consulenze agricole e immobiliari, sono riusciti, attraverso la Agri Innovazioni s.r.l., società di fatto riconducibile al pregiudicato mafioso Girolamo Scandariato, a realizzare notevoli investimenti in colture innovative per la produzione di legname.

I due uomini d’onore hanno avuto un ruolo centrale nella gestione di una grossa operazione di speculazione immobiliare realizzata attraverso l’acquisto, ad un’asta giudiziaria, di una vasta tenuta agricola di oltre 60 ettari e la successiva rivendita alla Vieffe, società agricola riconducibile ad imprenditori di San Giuseppe Jato, vicini ad ambienti mafiosi. L’azienda agricola, sotto la regia di Cosa nostra trapanese, è stata formalmente acquistata all’asta da Roberto Nicastri, ritenuto prestanome del fratello Vito, noto imprenditore del settore eolico. Il prezzo di vendita reale dei terreni è stato notevolmente superiore a quello dichiarato negli atti notarili e la differenza, pari a oltre duecentomila euro, sarebbe stata incassata dagli uomini di Cosa nostra per la loro attività di “intermediazione immobiliare”. Secondo le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Lorenzo Cimarosa, oggi deceduto, parte di tale somma sarebbe stata destinata da Michele Gucciardi e Vito Gondola, reggente del mandamento mafioso di Mazara del Vallo, al mantenimento proprio di Matteo Messina Denaro.

Gucciardi inoltre avrebbe costretto l’originaria proprietaria dei terreni a rinunciare ai propri diritti di reimpianto dei vigneti sulla tenuta agricola, per consentire agli imprenditori di San Giuseppe Jato di ottenere finanziamenti comunitari per 600mila euro circa, in parte distratti per pagare il prezzo d’acquisto della tenuta stessa. Sempre Gucciardi, inoltre, era riuscito a reinvestire il denaro della famiglia mafiosa di Salemi in terreni già riconducibili al boss Salvatore Miceli, acquistati formalmente dalla moglie di un altro uomo d’onore citato nei “pizzini” di Matteo Messina Denaro. Crimi, invece, attraverso la società Aerre s.a.s. di proprietà della moglie, è riuscito ad investire nel campo della ristorazione, aprendo un ristorante. Scandariato, inoltre, viene chiamato a rispondere anche del reato di estorsione aggravata per aver svolto il ruolo di mediatore mafioso in un’estorsione ai danni di alcuni imprenditori che avevano acquistato un terreno agricolo a Castelvetrano, sul quale avrebbe vantato diritti di proprietà (occulta) Totò Riina. Le società Aerre s.a.s., nonché il 25% del capitale sociale della Agri Innovazioni sono state poste a sequestro preventivo finalizzato alla confisca.