Processo Stato-mafia, legale Mori: trattativa è bufala senza prove

Il processo sulla trattativa tra Stato e mafia, arrivato alle battute finali “è una bufala senza prove”. Così, l’avvocato Basilio Milio, il legale del generale Mario Mori e del generale Antonio Subranni, chiudendo dopo sei udienze la sua arringa difensiva con la richiesta di assoluzione per i due ex alti ufficiali. Milio, rivolgendosi ai giudici popolari, ha detto che la Procura si è comportata con il generale Mori come nel gioco tv ‘Lascia o raddoppia’. “Dopo l’assoluzione del generale – ha detto il giovane avvocato rivolgendosi ai giudici – i pm invece di lasciare hanno deciso di raddoppiare chiedendo la condanna a 15 anni di carcere per il generale Mori”. E aggiunge: “Allora sarebbe stato meglio, più opportuno che la Procura di Palermo avesse abbandonato questa indagine che ha portato a questo processo, esattamente come ha fatto il Procuratore aggiunto Paolo Guido che si è allontanato da questo processo quando ha capito che non c’era nulla”. “Oppure – dice ancora come riporta l’Adnkronos – la Procura avrebbe potuto anche dire grazie ai carabinieri che hanno arrestato il boss Totò Riina invece di processarli”. “Allora auspico che voi giudici, e sono certo che lo farete, possiate emettere una sentenza veritiera e onesta uniformandovi ai giudici che vi hanno preceduto”: E spiega come questa vicenda abbia provocato in lui “un tormento, come difensore e come uomo, il tormento di una persona nel cui animo ci sono sia le informazioni vere sia quelle false, oggettivamente, false o distorte che vengono ancora propinate dai pm. Informazioni false che io ho smontato”.

E ricorda ancora che l’arresto del boss Totò Riina, avvenuto il 15 gennaio del 1993, “non era frutto di un accordo”, “ma era dovuto ai generali Mori e Subranni del Ros. Tanto è vero che Bernardo Provenzano e Leoluca Bagarella avrebbero voluto vendicare l’arresto sequestrando e uccidendo il capitano ‘Ultimo’ dei Ros che lo aveva arrestato. Sicché credo che il torto degli ufficiali dei carabinieri sia quello di avere fatto sempre il loro dovere e di non essere stati ammazzati, non solo fisicamente, ma anche ‘mascaridandoli’ e oltraggiando il loro onore e la loro dignità. Ecco, per me questa è una vendetta di Riina. Il capomafia un questo processo si è vendicato, vedendo che sul banco degli imputati ci sono anche i due ufficiali dei carabinieri che lo hanno arrestato e sentendo le oltraggiose accuse a loro carico”. E per chiudere con una ulteriore critica alla Procura: “Abbiamo messo in fila i fatti citati dal’accusa, li abbiamo messi in fila, noi abbiamo agito per la ricerca della verità senza paura anche quando siamo stati isolati, quando nessuno ci ha difeso. Questo presunto isolamento della procura di cui parlava in requisitoria il pm Di Matteo non risponde a verità dei fatti. Qui se c’era qualcuno che è rimasto solo, quello sono io”.