Mafia nell’Agrigentino, “Nuova Cupola”: 5 condanne confermate dalla Cassazione

Tutti i ricorsi della difesa sono inammissibili e, quindi, le condanne diventano definitive. È arrivato l’ultimo verdetto per lo stralcio ordinario dell’inchiesta antimafia «Nuova Cupola» dal nome dell’operazione, eseguita dalla polizia, che il 26 giugno del 2012 ha fatto scattare 55 provvedimenti di fermo a carico dei nuovi presunti boss e gregari delle cosche agrigentine. La Suprema Corte, nella tarda serata di venerdì come racconta il Giornale di Sicilia oggi in edicola, ha emesso la sentenza che, nella sostanza, ricalca le richieste del procuratore generale che aveva fatto qualche distinzione (di forma, non di sostanza) chiedendo che i ricorsi in parte fossero dichiarati inammissibili e in parte rigettati. Una differenza solo tecnica che nulla cambia per gli imputati le cui condanne vengono confermate in maniera definitiva. Il 30 novembre del 2016 erano state confermate in Corte di appello le condanne inflitte in primo grado dai giudici della seconda sezione penale del tribunale di Agrigento. Il verdetto, adesso, è stato ribadito in Cassazione.

Gli imputati sono Carmelo Vetro, 32 anni, di Favara (condanna definitiva a 9 anni di carcere); Pietro Capraro, 38 anni (9 anni e 6 mesi), di Agrigento; Gaetano Licata, 33 anni (10 anni), di Agrigento; Maurizio Romeo, 47 anni (14 anni), di Porto Empedocle, e Gerlando Russo, 44 anni, (9 anni), di Porto Empedocle. Il principale imputato dello stralcio ordinario è Vetro, figlio del boss Giuseppe (morto in carcere nel 2008, per una grave malattia), la cui posizione si è comunque ridimensionata perché i giudici hanno escluso che fosse stato il capo della famiglia mafiosa e gli hanno attribuito un ruolo di semplice partecipe. Davanti alla Cassazione, alla quale si sono rivolti i difensori (fra gli altri gli avvocati Giovanni Castronovo, Salvatore Cusumano, Diego Galluzzo, Antonino Gaziano, Vincenza Gaziano, Carmelita Danile, Salvatore Maurizio Buggea e Pasquale Tarallo) sono state ridiscusse interamente le cinque posizioni e i giudici, al termine della camera di consiglio, hanno deciso di non cambiare nulla del verdetto. È diventata, invece, definitiva, dopo la sentenza di appello, l’assoluzione dell’empedoclino Bruno Pagliaro, scagionato in primo grado e in appello dall’accusa di associazione mafiosa: la sentenza, infatti, non è stata impugnata.

A distanza di quasi sei anni dal blitz, comunque, non sono arrivati tutti i verdetti giudiziari legati all’inchiesta anche se sono stati messi importanti punti fermi. A partire dalla leadership delle famiglie mafiose agrigentine che sarebbe stata nelle mani di Leo Sutera. L’ex insegnante di Sambuca di Sicilia, vecchia conoscenza di Cosa Nostra degli anni Novanta e già condannato nell’operazione Cupola nei primi anni duemila, avrebbe preso le redini delle famiglie mafiose dell’Agrigentino raccogliendo il testimone dal boss Giuseppe Falsone catturato nel 2010 a Marsiglia dove aveva cambiato identità e persino volto grazie a un intervento di chirurgia plastica. Il 27 marzo – come riporta il Giornale di Sicilia – il caso approda ancora in Cassazione per il quinto processo dello stralcio abbreviato. Nell’elenco dei dodici imputati ci sono tutti i personaggi principali dell’inchiesta. A partire dallo stesso Sutera. La condanna a 3 anni è definitiva ma il pg chiede nuovamente di aumentare la pena ritenendo sussistente l’aggravante del riciclaggio delle risorse economiche.