Università, chiuso il corso di Archeologia ad Agrigento

Università e Regione ai ferri corti. Il motivo è la gestione dei poli decentrati dell’ateneo palermitano, e in particolare, la riduzione dei corsi di laurea attivati dall’ateneo nella sede distaccata di Agrigento. L’Università – come riporta il Giornale di Sicilia oggi in edicola – ha deciso dal prossimo settembre di chiudere nella città dei Templi l’unico corso di laurea in archeologia e di trasferirlo a Palermo. Una decisione sofferta che segue anche altre chiusure, a causa anche dello stato di morosità in cui versa il Consorzio Universitario di Agrigento, ma anche dall’incertezza da parte della Regione del sistema di contribuzione al sostentamento dei corsi universitari. Mentre su Agrigento si va verso una rimodulazione di tutto il polo a Trapani invece, nascono nuovi corsi di laurea. Segno che se ci fossero le condizioni anche ad Agrigento, il corso in Beni culturali sarebbe un fiore all’occhiello. «La mia intenzione è quella di puntare su una nuova regolamentazione dei consorzi – spiega il rettore Fabrizio Micari -. C’è un contenzioso economico con Agrigento da almeno dieci anni. Vogliamo puntare sui poli decentrati ma il contributo da parte della Regione deve essere stabile, sicuro e sul lungo periodo per una serena progettazione. Il decreto Baccei aveva tracciato la strada, adesso speriamo che con il nuovo governo si prosegui sulla strada della riforma dei consorzi».

Appena un anno fa, il governo Crocetta aveva riformato il sistema di finanziamento dei Consorzi Universitari ed era stata garantita la certezza dei finanziamenti regionali per «il sostentamento dell’offerta formativa erogata dagli Atenei in sede decentrata». Il sistema introdotto era finalizzato a porre fine al modello fallimentare che in passato aveva caratterizzato i rapporti economico-finanziari con i Consorzi universitari, questi ultimi generalmente contraddistinti da uno stato di morosità cronica. E arriviamo ai nostri giorni, l’assessore all’Economia, Gaetano Armao, lo scorso dicembre ha sospeso l’efficacia del decreto. E così, l’ateneo si trova in una situazione sospesa, da un lato la necessità di tagliare corsi che non rendono, dall’altro la situazione di morosità dei consorzi. Lo stesso Armao ha dato la propria disponibilità a collaborare con gli atenei per superare lo stallo che costringe gli studenti agrigentini ad andare a Palermo o a Catania.

Sulla questione è intervenuto direttamente l’assessore regionale alla Formazione, Roberto Lagalla. «La Regione destina regolarmente al Polo di Agrigento le risorse previste dal bilancio regionale, così come avviene per gli altri consorzi universitari della Regione, presso i quali non risulta contratta l’attività didattica – spiega Lagalla in una nota -. La programmazione di quest’ultima resta, a tutt’oggi, nella competenza delle Università convenzionate. Nessuna responsabilità, relativa al ridimensionamento del Polo di Agrigento, può essere addebitata agli assessorati regionali all’Economia e alla Pubblica Istruzione, per l’intuibile ragione, normativamente fissata, che le scelte in materia di pianificazione didattica ricadono tutte nella piena discrezionalità dello stesso rettore e degli organi di governo universitari». Il Consiglio di amministrazione di ateneo nel 2015, quando lo stesso Lagalla era il rettore dell’Università, aveva stabilito di avviare una procedura di recupero dei crediti vantati proprio nei confronti del Consorzio Universitario di Agrigento. Crediti che ad oggi però, non sono arrivati. Ma in tutto questo resta la posizione del Consorzio Universitario di Agrigento che ha espresso a più riprese la volontà di proseguire il dialogo con gli uffici di piazza Marina per rilanciare la sede di Agrigento. Intanto il polo – come si legge sul Giornale di Sicilia – ha raggiunto l’accordo per l’avvio di due nuovissimi corsi di laurea, in partnership con l’Università rumena, il corso in Ingegneria agroalimentare e il corso triennale per mediatori linguistici.