Utenti spiati, Facebook travolto dallo scandalo: il titolo affonda, si dimette capo sicurezza

Facebook finisce nella bufera per non aver tutelato i dati dei suoi iscritti. Una maxi-inchiesta del New York Times e del Guardian ha dimostrato come i dati dei profili Facebook di 50 milioni di elettori americani siano stati illecitamente utilizzati da Cambridge Analytica a fini elettorali, prima di tutto negli Stati Uniti a vantaggio di Donald Trump, ma anche in molte altre parti del mondo e anche in Europa, con la Brexit, il sostegno a Marine Le Pen e anche – secondo quanto scriveva la società sul suo sito – in Italia. Tutto ciò ha scatenato una grande reazione mondiale, sia politica che economica. Ieri a Wall Street a metà seduta il titolo Facebook perdeva il 7,5% del suo valore. Mentre i Parlamenti di Stati Uniti, Gran Bretagna e Unione europea vogliono convocare Mark Zuckerberg in persona perché fornisca chiarimenti su una vicenda tanto complicata quanto delicata. In quella che sembra una delle più grandi violazioni della privacy dalla nascita di Facebook, i dati personali di 50 milioni di utenti Facebook “sono stati utilizzati in maniera inappropriata”. A rivelarlo alla stampa l’ex dipendente di Cambridge Analytica Christopher Wylie che ha lavorato nell’azienda fin dalla sua fondazione e poi l’ha lasciata perché “pentito”. Ora avrebbe denunciato il tutto non per una motivazione politica ma perché “tutto questo riguarda la sicurezza degli americani e l’integrità del processo democratico”.

Cade la prima testa in seguito al datagate che ha investito Facebook. Si e’ dimesso il responsabile della sicurezza della sicurezza delle informazioni Alex Stamos, che ha parlato di “disaccordi interni” su come affrontare la vicenda e su come i vertici del gigante dei social media hanno gestito la questione delle fake news che vengono diffuse attraverso la piattaforma. Stamos – riporta il New York Times – ha lasciato anche in polemica con il direttore generale del gruppo Sheryl Sandberg, dopo aver più volte esortato i vertici di Facebook a mostrare la massima trasparenza nello scoprire e svelare le attività di disinformazione della Russia sulla sua piattaforma. L’addio di Stamos viene letto come un chiaro segnale delle tensioni che stanno attraversando in queste ore il gruppo dirigente di Facebook, nel periodo più tempestoso che il colosso dei social media sta vivendo dalla sua nascita.