Mafia nell’Agrigentino, l’ex capo della Mobile: “A Camastra dualismo tra Condello e Meli”

«L’indagine partì con l’obiettivo di individuare gli autori dell’agguato mafioso ai danni dei palmesi Giuseppe Condello e Vincenzo Priolo. Come spesso accade l’inchiesta, sul punto specifico, non portò ad alcun risvolto ma fu l’occasione per delineare altre vicende e mettere a fuoco meglio alcune dinamiche mafiose a Camastra dove Condello si muoveva da vero e proprio boss e soppiantò, di fatto, anche un vecchio uomo di Cosa Nostra come Rosario Meli». Come racconta il Giornale di Sicilia oggi in edicola a rivelarlo, ieri mattina in aula al processo in corso davanti ai giudici della seconda sezione penale presieduta da Luisa Turco, è stato l’ex dirigente della squadra mobile di Agrigento, Corrado Empoli, attualmente in servizio con lo stesso incarico alla Questura di Bologna. «Il 25 gennaio del 2012 – ha raccontato il dirigente della polizia – abbiamo ritrovato i cadaveri di Condello e Priolo in un canale. Fortuna volle che Condello fosse intercettato nell’ambito di un’indagine su un traffico di droga che stava svolgendo la Guardia di finanza. Gli abbiamo chiesto i tabulati e le conversazioni e ne abbiamo ricavato dati molto interessanti». Empoli aggiunge: «Le nostre indagini si sono concentrate subito su Camastra ed in particolare su una famiglia del posto con cui Condello intratteneva rapporti mettendo tutti sotto intercettazione». In questa fase Vincenzo De Marco e la moglie Irene Casuccio, titolari di un’agenzia di onoranze funebri che avrebbero subito estorsioni prima da Condello e poi da Priolo, vengono convocati come «persone informate sui fatti» e tenuti sotto controllo con intercettazioni «per acquisire informazioni genuine». Come accade spesso in circostanze del genere i poliziotti li intercettano anche nella sala di attesa della Questura dopo averli convocati. Il rapporto, però, presto inizia a cambiare e i due coniugi imprenditori si confidano con gli inquirenti. «Abbiamo dovuto conquistare la loro fiducia – ha aggiunto Empoli rispondendo al pm Maria Teresa Maligno – e hanno iniziato a collaborare raccontando tanti particolari che prima non sapevamo».

Nel frattempo, come racconta il Giornale di Sicilia, le indagini fanno emergere una sorta di dualismo, precedente all’omicidio, fra Condello e Meli con il primo che aveva soppiantato il settantenne boss, detto «u puparu», nella gestione delle estorsioni. «Condello, ad esempio, a De Marco chiedeva delle regalie ogni tre o quattro mesi. Meli, invece, pretendeva il 50 per cento per ogni funerale anche se non aveva alcun ruolo nella gestione dell’attività». I difensori (gli avvocati Giovanni Castronovo, Santo Lucia, Angela Porcello, Lillo Fiorello e Giuseppe Barba) sostengono che, in realtà, Meli in passato fosse socio di De Marco e la percentuale gli fosse dovuta per saldare dei debiti pregressi. Gli imputati del processo scaturito dall’inchiesta «Vultur» sono quattro. Nella lista, oltre a Rosario Meli, ci sono il figlio Vincenzo Meli, 46 anni; Calogero Piombo, 65 anni, di Camastra; e Calogero Di Caro, 70 anni, di Canicattì. Le accuse ipotizzate sono di associazione mafiosa ed estorsione. Il personaggio principale è Rosario Meli, detto «u puparu», figura di spicco della mafia anche in passato, al quale si contesta di essere stato il capo della famiglia mafiosa di Camastra e di avere avuto un ruolo anche nella campagna elettorale che, nel giugno del 2013, portò all’elezione del sindaco Angelo Cascià. Empoli aggiunge: «L’indagine si concentrò sui Meli, De Marco ci confermò che gli estorceva la metà degli incassi di ogni funerale». Si torna in aula il 28 marzo per ascoltare, fra gli altri, l’attuale dirigente della Mobile Giovanni Minardi che ieri non ha potuto testimoniare in quanto impegnato nella cerimonia formale di intitolazione della Questura a Beppe Montana insieme al capo della polizia Franco Gabrielli.