Beni confiscati alla mafia, fatturato record per la Calcestruzzi Belice a Montevago Terme

A marzo del 2018 il fatturato ha superato i 100 mila euro con una spinta notevole verso un posizionamento superiore al milione di euro all’anno. È possibile, come riporta il Giornale di Sicilia oggi in edicola, che, alla luce di questa situazione, venga addirittura richiamata in servizio, a tempo determinato, un’unità che aveva cessato il rapporto di lavoro nel 2015. E per gli 11 lavoratori in servizio c’è stata anche qualche ora di straordinario per fare fronte alle incombenze dell’impianto. È questo il quadro della situazione alla Calcestruzzi Belice di Montevago, l’azienda che si muove sotto la guida dell’Agenzia Nazionale per i Beni Confiscati. «Se i numeri continueranno ad essere quelli attuali – dice Luigi Castiglione, uno dei dipendenti del settore amministratori – la ripresa è ormai consolidata e le cose non potranno che andare ancora meglio».

Nel primo semestre di attività successivo alla chiusura, da luglio a dicembre 2017, la Calcestruzzi Belice ha ripreso pienamente il volume d’affari, di circa 70 mila euro al mese, precedente alla sospensione forzata. Nella prima parte del 2018  la situazione è, addirittura, migliorata. L’azienda è stata riaperta a metà dello scorso anno con la riassunzione degli 11 lavoratori. La vicenda Calcestruzzi Belice tiene banco ormai da più di un anno a Montevago e in particolare dal 2 gennaio del 2017 quando era stata bloccata ogni attività dopo la sentenza di primo grado, per un debito con l’Eni di 30 mila euro. In appello quella sentenza è stata ribaltata e poco dopo l’azienda ha ripreso l’attività. Un milione di euro all’anno è il volume d’affari, lo standard che ha consentito all’azienda di andare avanti. La Calcestruzzi Belice, che ha come oggetto della propria attività la produzione di calcestruzzo preconfezionato e malte in tutte le loro forme, produce anche inerti, ghiaie, sabbie e pietrischetti. È stata prima sequestrata e poi confiscata ed è passata sotto la competenza dell’Agenzia nazionale per i beni confiscati. Obiettivo dei lavoratori è quello di ottenere l’assegnazione in gestione della struttura attraverso una cooperativa. I beni non vengono minimamente toccati e rimangono allo Stato. Sulla forma di collaborazione tra le attività della filiera dell’edilizia a cavallo tra le province di Agrigento e Trapani punta anche Libera. È da settembre dello scorso anno, ricevuta l’autorizzazione della Questura che è ripresa alla Calcestruzzi Belice l’attività di estrazione con l’utilizzo dell’esplosivo. Nei mesi precedenti, dopo la riapertura, veniva svolta soltanto la vendita del materiale già disponibile.

Dopo il via libera del Distretto Minerario Siciliano, che ha effettuato un sopralluogo alla Calcestruzzi Belice di Montevago, per riprendere l’attività estrattiva mancava soltanto l’autorizzazione della Questura di Agrigento all’impiego dell’esplosivo che è poi arrivata consentendo il riavvio a pieno regime del lavoro all’interno dell’impianto. «Si potrebbe arrivare alla soluzione che auspichiamo, alla nostra gestione e all’assegnazione – entro il 2018 – dice Castiglione – ma dipenderà molto dall’Agenzia. È chiaro che stabilizzare la crescita ci aiuta. Dal un punto di vista burocratico gran parte del lavoro è già stato svolto. Speriamo che tutto possa essere definitivo entro il 2018». Il cardinale Francesco Montenegro e don Luigi Ciotti avevano dato la loro disponibilità a pagare il debito, di 30 mila euro, con l’Eni, che era alla base della sentenza di fallimento della società decisa con la sentenza di primo grado. Quel gesto gli operai della Calcestruzzi Belice non lo hanno dimenticato. Era la sera del 13 gennaio 2017, durante una Via Crucis, proprio a Montevago. «Sono qui anch’io per dare la mia solidarietà, pensando a quanto avvenuto 49 anni fa – ha detto allora il cardinale Montenegro – io che vengo da Messina, terra dove i terremoti sono frequenti. Mi sembra strano che 11 famiglie debbano affrontare una morte bianca per delle cifre che nel grande pentolone dei soldi sono irrisorie. Sono qui per dire a loro che non siete soli»