Beni confiscati alla mafia nell’Agrigentino, A testa alta: “Diverse inchieste della magistratura in corso”

Continua a salire il numero dei beni confiscati alla mafia a Licata. Strutture che potranno essere poi utilizzate per finalità istituzionali (ad esempio, per emergenza abitativa, parcheggi, scuole, sede uffici comunali, canili) o scopi sociali (aree destinate a verde pubblico, centro per attività sportive, centro per minori, per tossicodipendenti, per anziani, parco giochi, sede di associazioni). «Negli ultimi tre anni, secondo le informazioni in possesso dell’associazione A testa alta – spiega il presidente Antonino Catania al Giornale di Sicilia – i beni definitivamente confiscati alla criminalità organizzata nel territorio di Licata sono aumentati in modo vertiginoso, passando da 12 a 129. A questo tesoretto, che attende di essere restituito alla cittadinanza, devono aggiungersi 9 aziende anch’esse oggetto di provvedimenti ablatori devolute al patrimonio dello Stato e che potrebbero essere destinate alla vendita, all’affitto a società, imprese pubbliche o private ovvero concesse, a titolo gratuito, a cooperative di lavoratori; i dati dimostrano, però, che un’ampia percentuale delle aziende confiscate ha come destinazione finale la liquidazione».

L’associazione A testa alta si sta adoperando per sensibilizzare la cittadinanza sul tema dei beni confiscati e per denunciare lo stato di abbandono in cui si trovano da troppo tempo questi beni a Licata e, in genere, in provincia di Agrigento. «La gestione dei beni confiscati a Licata – dice l’associazione A testa alta – ha lasciato molto a desiderare e, non di rado, è stata veramente scandalosa, con risvolti anche penali. Diverse le indagini in corso da parte della Magistratura. Basti pensare ai casi denunciati da A testa alta nel proprio documentario “Confiscati e abbandonati: un terreno destinato a vivaio di piante veniva utilizzato dallo stesso Comune come discarica di rifiuti e per il seppellimento di carcasse di cani ed equini; un intero edificio, in parte ristrutturato con fondi regionali, lasciato nel più assoluto degrado e alla mercé di chiunque»