Raffica di assunzioni all’Ars, La Rocca Ruvolo: “Quei contratti? Uno spreco, non potevo firmarli”

Mentre i magistrati contabili mettevano sotto la lente di ingrandimento i gruppi parlamentari per cercare di capire come fosse possibile che a fronte della diminuzione dei deputati stessero aumentando le assunzioni, dentro i partiti era in corso una guerra fra deputati per accaparrarsi il maggior numero di contratti. Uno scontro così duro che il capogruppo dell’Udc, Margherita La Rocca Ruvolo, ha preferito lasciare l’incarico piuttosto che firmare quelle assunzioni. Ecco cosa è successo all’Ars fra febbraio e metà marzo – secondo la ricostruzione del Giornale di Sicilia oggi in edicola – prima che i magistrati spedissero le contestazioni e la macchina delle assunzioni si fermasse. «Nel gruppo siamo in 5 – racconta La Rocca Ruvolo al Giornale di Sicilia -. Ognuno dei miei colleghi proponeva di fare 2 contratti a figure da loro individuate. Con questa media rischiavamo di fare 10 assunzioni. In più abbiamo 8 stabilizzati e bisognava dimostrare che non ci fosse duplicazione di ruoli o competenze. Avremmo finito per avere 18 precari per 5 deputati. Non me la sono sentita. E la settimana scorsa mi sono dimessa da capogruppo».

Da qualche giorno al vertice del gruppo Udc c’è la marsalese Eleonora Lo Curto. Toccherà a lei ora decidere se firmare quelle dieci assunzioni. Lei era fra quelle che sollecitavano la La Rocca a rompere gli indugi, ora ha il cerino in mano. Altre sollecitazioni, ricorda la ex capogruppo, arrivavano da Vincenzo Figuccia: «Mi ha portato due o tre curricula ma avrei dovuto avallare l’assunzione di persone che non erano supportate da titoli adeguati». Proprio come la Corte dei Conti sottolinea, stanno entrando all’Ars portaborse e altri precari che a fronte di titoli di studio bassi possono percepire 58 mila euro all’anno, quanto o più di un dirigente regionale di fascia media. Figuccia sollecitava le assunzioni proprio nei giorni in cui attaccava Miccichè per gli aumenti al personale di ruolo: «In realtà tutti i gruppi stanno facendo questi contratti – commenta oggi Figuccia -. Noi non abbiamo ancora deciso ma so che c’è l’intenzione di farli a meno che ora la Corte dei Conti non ci dica che è impossibile».

Margherita La Rocca Ruvolo ha detto no molto prima: «Al di là del fatto che si possa fare per legge, non mi è sembrato corretto assumere persone che non sono neanche laureate. Mi chiedevo come avrei potuto spiegarlo all’opinione pubblica». La stipula dei contratti D6 è possibile grazie a una norma che ha previsto di assegnare a ogni deputato un budget di 58 mila euro all’anno (pari allo stipendio di un D6). È possibile anche che questa cifra venga divisa fra più persone, moltiplicando così le assunzioni. Prassi entrambe contestate in questi giorni dalla Corte dei Conti. La La Rocca aveva chiesto una riunione di tutti i capigruppo per dettare regole comuni. Ma non è stata fatta e tutti i gruppi, tranne l’Udc, hanno firmato i primi 104 contratti.

In quegli stessi mesi di febbraio e marzo c’erano deputati che annunciavano al proprio capogruppo che avrebbero cambiato partito se i contratti non fossero stati accettati. Questo era il clima che si respirava, non solo nell’Udc. Perchè molti deputati avevano promesso questi incarichi alle persone che danno loro una mano sul territorio di provenienza. E ciò malgrado ciascun parlamentare abbia anche altri 3.158 euro al mese per i veri e propri portaborse. «Io penso – conclude la La Rocca – che bisogna agire sempre per il bene del gruppo. Non c’era bisogno di quelle assunzioni. Ci servivano altre figure, come l’addetto stampa, il responsabile della sicurezza e un esperto in diritto. Ma non ho visto curricula adeguati. Mi è sembrato giusto dare un segnale di razionalità in un momento in cui si parla tanto di spending review e la gente fuori dai palazzi è in difficoltà. E allora ho deciso: io quei contratti non li firmo, lascio che siano altri a decidere».