Voto scambio, pm: volantino con solo cognome Caputo senza nome candidato

“L’avvocato Salvino Caputo viene scelto come candidato per una delle liste per la competizione regionale, la lista Noi Con Salvini. Ci sono tutta una serie intercettazioni telefoniche nelle quali emerge che Salvino Caputo sarà candidato in questa lista. Ad un certo punto gli viene comunicato che i dirigenti politici hanno deciso di non candidarlo per due ragioni: prima di tutto perché ha riportato una condanna, e questo secondo i dirigenti non consente la sua eleggibilità, il secondo motivo è che la commissione Bindi lo ha considerato un soggetto che non ha requisiti morali per essere candidato”. Lo ha detto il procuratore Capo di Termini Imerese Ambrogio Cartosio nel corso della conferenza stampa. “Si architetta una situazione nella quale candidato è Mario Caputo suo fratello ma si farà credere che il candidato è Salvino Caputo. – aggiunge – Questo non può avvenire a Palermo e Monreale, ma lo si farà credere nelle Madonie. Così si confezionano volantini e manifesti senza foto e con il solo nome Caputo”.

La misura cautelare è stata applicata agli indagati per il reato di “attentato contro i diritti politici del cittadino” per avere i medesimi determinato, con l’inganno, gli elettori all’esercizio del loro diritto politico in senso difforme dalla loro volontà. In particolare, i predetti – con un articolato disegno criminoso – avrebbero fatto in modo che, a fronte della candidatura all’Ars di Caputo Mario, il corpo elettorale fosse orientato a pensare che il proprio voto servisse a sostenere la candidatura di Caputo Salvatore, quest’ultimo infatti era incandidabile ai sensi della “Legge Severino” e secondo quando stabilito dal codice di autoregolamentazione dei partiti, deliberato dalla Commissione Parlamentare Antimafia. A tal fine, quindi, avrebbero attivato, durante la campagna elettorale, una serie di meccanismi volti a trarre in inganno l’elettorato. In particolare, sia i manifesti elettorali che i volantini distribuiti recitavano solo il cognome del candidato “Caputo” (omettendo qualsiasi effige fotografica) e, nella lista, il Caputo Mario aveva fatto aggiungere al proprio nome il falso appellativo “detto Salvino”, con il quale era invece conosciuto l’incandidabile fratello Salvatore. Inoltre, in numerosi comuni della Provincia di Palermo Caputo Salvatore si presentava al corpo elettorale come se fosse lui (e non il, meno conosciuto, fratello Mario) il reale candidato. Pertanto gli elettori, lo scorso 5 novembre, si sarebbero recati alle urne convinti di avere espresso la propria preferenza per Caputo Salvatore. Nel corso delle indagini, la Procura della Repubblica avrebbe, inoltre, dimostrato dodici episodi di compravendita di voti in cambio di promesse di posti di lavoro o altre utilità posti in essere da Caputo Salvatore e da Vercio Benito in correità con ulteriori indagati.