Mafia, beni confiscati e inutilizzati nell’Agrigentino: appello ai comuni del presidente Consorzio legalità e sviluppo

Beni confiscati e abbandonati nella maggior parte di case, ma sono diversi, seppur pochi, anche i progetti portati avanti con successo nell’Agrigentino. L’avvocato Giuseppe Danile, presidente del Consorzio agrigentino per la legalità e lo sviluppo, che si occupa della riqualificazione dei beni sottratti ai boss nei comuni di Agrigento, Licata, Canicattì, Favara, Naro, Palma di Montechiaro, Siculiana, fa il punto della situazione in un’intervista pubblicata oggi sul Giornale di Sicilia.

Presidente, qual è lo stato dell’arte sui beni confiscati nella nostra provincia?

Molti beni sono inutilizzati, ma per quanto riguarda i beni che i comuni hanno affidato al Consorzio agrigentino legalità e sviluppo sono in buona parte utilizzati a fini sociali. Abbiamo già dei terreni utilizzati da cooperative sociali a Naro e a Palma di Montechiaro, un centro per l’ambiente e la fruizione del mare gestito da associazioni ambientaliste a Siculiana Marina. Stiamo cercando di assegnare un terreno ad Agrigento ma per la terza volta nessuno ha partecipato al bando, forse perché l’appezzamento si trova in una località scomoda da raggiungere. Abbiamo una struttura interessante nel comune di Favara che, dopo anni di inutilizzo, finalmente l’anno scorso ce l’hanno restituita e abbiamo già lanciato  un concorso idee da cui potrebbe ro venire fuori spunti su come utilizzare la struttura.

Perché molti beni rimangono inutilizzati, quali le principali difficoltà?

Il vero problema per la gestione dei beni confiscati è la mancanza dei fondi, i comuni non ce la fanno da soli. Da un lato è certamente positiva la legge che prevede il riutilizzo ai fini sociali o istituzionali, anche il valore sociale e culturale della restituzione alla collettività di beni sottratti alla criminalità organizzata è molto importante. Dall’altro lato, però, ci si scontra con una carenza di fondi non indifferente che vanifica lo spirito di una legge lodevole. Serve capacità di intervento per la riqualificazione ma poi anche per la manutenzione. Non è semplice. Secondo me, con un intervento normativo, si potrebbe anche prevedere di vendere i beni inutilizzati.

Cosa state facendo per stimolare i comuni?

Stiamo cercando di avere una visione più ampia della gestione dei beni a livello territoriale, l’invito che ho già rivolto ai comuni è quello di aderire al Consorzio per poter cogliere al meglio le opportunità che arrivano da diversi bandi, insieme si può fare di più. Una visione più ampia, per esempio, può portare a una progettazione di strutture utili per tutto il territorio provinciale anche per evitare di realizzare strutture che offrono stessi servizi. L’intenzione è quella di allargare il Consorzio e ragionare in termini globali. Finora non ho trovato terreno fertile, ma ritornerò alla carica: farò un nuovo invito ai sindaci ad aderire e a quelli che già hanno aderito chiederò di conferire altri beni.