Beni confiscati a Montevago, assunto nuovo operaio alla Calcestruzzi Belice: ora sono 12 i posti di lavoro

Si chiama Gaetano Tarantino, ha 32 anni ed è di Menfi. È il primo operaio assunto dalla Calcestruzzi Belice grazie all’incremento dell’attività che si è registrato dopo la riapertura, a luglio del 2017. Ieri il suo primo giorno di lavoro per l’azienda che si muove sotto la guida dell’Agenzia Nazionale per i Beni Confiscati. Il 18 giugno prossimo Tarantino convolerà a nozze. «E l’assunzione – dice al Giornale di Sicilia – è stato un regalo bellissimo». Gaetano Tarantino aveva lavorato con la Calcestruzzi Belice dal 2010 fino al 2105, poi due anni di mobilità e un anno senza lavoro. Il suo nuovo contratto è a tempo determinato, per 6 mesi, ma Tarantino spera di rimanere in attività alla Calcestruzzi Belice.

A marzo del 2018 il fatturato della Calcestruzzi Belice ha superato i 100 mila euro con una spinta notevole verso un posizionamento superiore al milione di euro all’anno. E per gli 11 lavoratori in servizio c’è stata anche qualche ora di straordinario per fare fronte alle incombenze dell’impianto. Adesso pure un’assunzione. Nel primo semestre di attività successivo alla chiusura, da luglio a dicembre 2017, la Calcestruzzi Belice ha ripreso pienamente il volume d’affari, di circa 70 mila euro al mese, precedente alla sospensione forzata. Nella prima parte del 2018 la situazione è, addirittura, migliorata. L’azienda è stata riaperta a metà dello scorso anno con la riassunzione degli 11 lavoratori. La vicenda Calcestruzzi Belice tiene banco ormai da più di un anno a Montevago e in particolare dal 2 gennaio del 2017 quando era stata bloccata ogni attività dopo la sentenza di primo grado, per un debito con l’Eni di 30 mila euro. In appello quella sentenza è stata ribaltata e poco dopo l’azienda ha ripreso l’attività. Un milione di euro all’anno è il volume d’affari, lo standard che ha consentito all’azienda di andare avanti. La Calcestruzzi Belice, che ha come oggetto della propria attività la produzione di calcestruzzo preconfezionato e malte in tutte le loro forme, produce anche inerti, ghiaie, sabbie e pietrischetti. È stata prima sequestrata e poi confiscata ed è passata sotto la competenza dell’Agenzia nazionale per i beni confiscati.

Obiettivo dei lavoratori è quello di ottenere l’assegnazione in gestione della struttura attraverso una cooperativa. I beni non vengono minimamente toccati e rimangono allo Stato. L’esempio degli operai della Calcestruzzi Belice ha consentito loro di ottenere «Il Gattopardo della Legalità» dall’associazione Libera. Gli 11 lavoratori, però, hanno attraversato momenti difficili culminati con il licenziamento. Hanno presidiato l’azienda, evitando anche gesti di vandalizzazione. Poi la soluzione e la ripresa dell’attività. Adesso l’obiettivo è quello della cooperativa di lavoratori per la gestione. Per Vito Baglio, a capo della Fillea Cgil in provincia di Agrigento, la Calcestruzzi Belice «ha grandi prospettive di lavoro e può occupare anche altre unità. Il problema è la grave crisi del settore e il fermo di sei mesi che ha avuto l’azienda. I dati di questa crisi del settore dell’edilizia sono drammatici – aggiunge Baglio – e noi, dal 2009 ad oggi, perdiamo in provincia di Agrigento oltre 4 mila lavoratori e 700 aziende. E ancora si perde massa salari. È un momento difficile per il quale non si riesce ancora a determinare un’inversione di tendenza».