Mafia e droga, annullata in Cassazione condanna per Alfonso Caruana di Siculiana

Per Giovanni Falcone era uno dei più pericolosi mafiosi in circolazione. Per anni, soprattutto durante l’infinita battaglia legale per l’estradizione, è stato definito «l’eroe dei due mondi». Dopo quasi un quarto di secolo, però, la Cassazione mette in discussione la colpevolezza del settantaduenne Alfonso Caruana, originario di Siculiana (Agrigento) ed emigrato a Montreal alla fine degli anni Sessanta, avrebbe avuto un ruolo di primo piano nello spostare tonnellate di cocaina e di eroina dal Sudamerica in Europa. I giudici ermellini – come riporta il Giornale di Sicilia oggi in edicola – hanno annullato, accogliendo i motivi del ricorso dell’avvocato Maria Brucale, la condanna a 21 anni di carcere inflitta per il presunto coinvolgimento di Caruana nel più grande sequestro di cocaina della storia italiana – 5466 chili, pura all’88,1% – avvenuto a Borgaro Torinese nell’ambito dell’operazione «Cartagine» che ha disarticolato un vasto traffico di droga dal Sudamerica all’Italia che coinvolgeva quasi un centinaio di persone. Caruana, secondo l’ipotesi processuale che adesso è stata «stoppata» dalla Cassazione, sarebbe stato l’ispiratore di quella e altre sette spedizioni di droga verso il Piemonte. Nella vicenda c’entrava a pieno titolo anche la mafia e in particolare quella calabrese. I traffici sarebbero stati, infatti, finanziati dai principali cartelli della ’ndrangheta in una partnership improvvisata con Cosa Nostra. La sesta sezione della Corte di Cassazione, adesso, ha annullato la condanna a 21 anni, inflitta nel febbraio dell’anno scorso dai giudici della Corte di assise di appello di Torino. Caruana, personaggio spesso romanzato, recensito dalla rivista «Fortune» come uno degli uomini più ricchi del pianeta, è considerato l’elemento di spicco delle famiglie siciliane Cuntrera-Caruana, ribattezzate dai media i «Rothschild della mafia», alleati del clan Rizzuto originario di Cattolica Eraclea. A scoprirlo fu Giovanni Falcone che ebbe l’intuizione di comprendere il suo spessore criminale e soprattutto l’ingegno e la capacità di tessere rapporti a tutti i livelli. Lo definì uno dei mafiosi più pericolosi in circolazione. Il suo arresto arrivò dopo una complicata operazione, a cavallo fra due continenti, in Canada. L’ex procuratore Marcello Maddalena, dopo una lunghissima battaglia, riuscì a farlo estradare e processare. Ma l’esito del giudizio non è stato mai scontato.

Assolto in primo grado, per gli insufficienti elementi a suo carico, dal luglio 1998 era detenuto in Canada, dove aveva patteggiato una condanna a diciotto anni. L’estradizione dal Nord America dopo anni di battaglie legali, un estenuante duello giuridico sull’applicazione dei trattati internazionali vinta dall’ex procuratore generale Marcello Maddalena che ha reso cosi’ possibile il nuovo processo torinese. Poi è arrivata la condanna a 21 anni di carcere e adesso l’annullamento con rinvio della Cassazione.