Corruzione e dossieraggio, nel mirino di Montante anche ministri e istituzioni

Il 16 settembre 2015, alle 17, appuntamento con Marco Gay da Alfano, col capo della polizia e il capo di gabinetto. Poi tre lettere: «Aud». Il 21 luglio precedente, ore 18,30: Alfano più capo di polizia Pansa. Aud. Il 20 settembre, ore 18, Fiumefreddo più Catanzaro (Aud) studio Catania. Nel file excel che gli serviva per ricordare con chi si fosse incontrato, cosa si fosse detto e perché, Antonello Montante – come riporta il Giornale di Sicilia oggi in edicola – annotava in maniera scrupolosa, «certosina» – evidenzia chi indaga su di lui – le conversazioni che registrava di nascosto, personalmente o attraverso i propri fedelissimi: «aud» sta per «audio» e, sostiene la Procura di Caltanissetta, si traduceva pure in spiare, parare i colpi, preparare contromosse per eventuali attacchi e inchieste.

Il ministro e il capo della polizia

Dall’altro ieri l’ex presidente di Sicindustria ed ex vicepresidente nazionale di Confindustria è agli arresti domiciliari, con altre cinque persone, che rispondono di reati compresi tra l’associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, all’accesso abusivo nei sistemi informatici delle forze dell’ordine, alla rivelazione di segreti delle indagini. Temendo di finire nei guai a causa di un’inchiesta (poi rivelatasi del tutto inconsistente) in cui era accusato di concorso in associazione mafiosa, Montante aveva organizzato una vera fabbrica di dossier e veleni. E in questa sua azione preventiva, quasi maniacale, che lo portava a registrare le conversazioni, non aveva risparmiato nemmeno il titolare del Viminale, che tre anni fa era Angelino Alfano, il capo della polizia, Alessandro Pansa, il presidente dei giovani di Confindustria, Marco Gay. E tanti, tanti altri: tutti spiati, registrati con file audio custoditi in una stanza segreta della villa di contrada Altarello, a Serradifalco. «La stanza, diciamo, della legalità», l’aveva definita lui stesso dopo la sua scoperta, un anno e mezzo fa.

L’uomo del non si sa mai

Non erano però forme patologiche. O non era solo questo. Montante, scrivono gli inquirenti, era «aduso, da un lato, a considerare nemici da abbattere coloro che ne intralciano il cammino, dall’altro lato a elargire favori che servono a garantirsi la fedeltà di coloro che lo circondano». Il suo archivio «prima facie poteva apparire una inutile raccolta di articoli di giornale, e-mail inviate e ricevute, nonché di documenti della più svariata natura», ma in realtà «rispondeva a un preciso e chiaro disegno: creare un ampio database di informazioni da utilizzare, evidentemente, per fini ritenuti di volta in volta più congeniali ai propri interessi». Per la serie non si sa mai.

Cene e riunioni registrate

Nulla sfuggiva. Il 15 aprile 2015, dalle 19 alle 20, la registrazione tocca all’ex ministro della Giustizia Paola Severino. Il 29 aprile alle 19 cena al Bernini, a Roma, con Ivan Lo Bello, Antonio Fiumefreddo, Giuseppe Catanzaro e Peppe, individuato come Lumia. Il 3 giugno c’è Tano Grasso in hotel, il 30 Lo Bello da solo e il 18 luglio con l’avvocato Fiumefreddo: e si trattava, perlomeno in quel momento, di suoi amici. Il 26 agosto il giornalista Attilio Bolzoni chiama l’ex assessore regionale Linda (Vancheri) e lei registra. Il 15 settembre tocca all’attuale presidente della Regione, Nello Musumeci, e a un alto dirigente di Unicredit, Cesare Carletta. Il 22 Montante registra persino la riunione in cui un comitato di Confindustria deve decidere di chiedere i danni a Marco Venturi. Un altro pranzo, un’altra registrazione: Tano Grasso, Carmelo Turco, Marco Gay. Il 30 settembre alle 11 «Rosario (Crocetta, ndr) al Plaza in camera sua, poi Patrizia Monterosso». Il 14 ottobre altro pranzo con Tano Grasso in Confindustria nazionale, e ennesimo «aud».

Ivan Lo Bello in lacrime

Il 5 marzo 2015 l’ex pm Antonio Ingroia, oggi avvocato, dovette ricorrere alla non proprio imponente prestanza fisica per separare materialmente due amici un po’ in crisi. Lo racconta l’ex presidente dell’Irsap, Alfonso Cicero, che riferisce ai pm quanto gli aveva detto la Vancheri, «fortemente turbata» nel parlare di quello «scontro, quasi fisico, tra Montante e Ivan Lo Bello, che avvenne a Roma, in una stanza d’albergo». L’attuale presidente di Unioncamere «si era rifiutato di sottoscrivere un documento a difesa di Montante», che l’ex procuratore aggiunto di Palermo stava contribuendo a redigere, dovendo poi interporsi tra i due per evitare che finisse a botte. «L’imprenditore siracusano si era quindi allontanato dall’hotel in stato di estrema agitazione e paura, piangendo a dirotto e aveva poi inviato diversi sms proprio alla Vancheri», che risponderà, gelida, con un solo messaggio. Il 31 agosto 2015 Lo Bello scriverà a Montante: «Qualcuno ti racconta palle e stai cadendo in una trappola. Sai benissimo che sono sempre stato leale con te e anche tu lo hai dimostrato. Insieme abbiamo cambiato la nostra terra! Sono molto amareggiato».

Il questore e il Pg

Giuseppe Caruso, ex questore di Palermo e di Roma, segnala l’ex poliziotto Diego Di Simone Perricone, che verrà assunto come capo della Security di Confindustria e oggi è uno degli arrestati. Caruso, secondo quanto Cicero avrebbe appreso dalla Vancheri, sarebbe stato «elemento preziosissimo, assieme a Giosuè Marino, per favorire l’ascesa di Montante». E la figlia del prefetto, Giulia Caruso, grazie a Montante, sarebbe stata assunta alla Faac. L’ex procuratore generale di Caltanissetta, Giuseppe Barcellona, secondo Venturi, attraverso Montante avrebbe ottenuto l’assunzione dei figli, «l’uno alla Regione e l’altro prima in Sepicos e poi alla Camera di commercio. Da ciò che diceva Montante, Barcellona e l’ex procuratore Francesco Messineo sostenevano la sua elezione a presidente di Confindustria».

Il pentito monitorato

C’è una cartella, fra le tante custodite dall’indagato numero uno dell’inchiesta Double Face della Squadra mobile nissena, che suscita particolare inquietudine. È la cartella «DF»: Dario Salvatore Di Francesco. Il pentito che lo accusa. Grazie agli uomini dello Stato che lo informavano grazie ad accessi abusivi nei sistemi informatici delle forze dell’ordine, Montante conobbe i suoi spostamenti carcerari, dal 5 marzo 2003, quando fu arrestato a Caltanissetta, fino al 7 giugno 2015, quando rientrò a Rebibbia dopo 4 giorni di permesso. Le informazioni sarebbero state fornite da uno dei componenti della cricca di poliziotti infedeli, Salvatore Graceffa, in servizio a Palermo, sospeso per un anno dal Gip nisseno Maria Carmela Giannazzo.