VIDEO | “’68, terremoto in Sicilia 50 anni dopo”, presentazione libro a Montevago

Proseguono gli eventi di commemorazione del 50° anniversario del terremoto del Belìce. Ieri sera, al Baglio Ingoglia, tra i ruderi del vecchio centro di Montevago, la presentazione del libro “’68, terremoto in Sicilia 50 anni dopo” di Giuseppe Carlo Marino ripubblicato dall’editore Angelo Mazzotta. Ha introdotto i lavori l’avvocato Concetta Santangelo. Sono intervenuti, tra gli altri, il sindaco Margherita La Rocca Ruvolo e l’architetto Giuseppe Verde che ha mostrato un’ampia documentazione fotografica e giornalistica sul sisma del Belìce. Durante l’iniziativa anche un momento di preghiera con l’arciprete don Emanuele Casola e la lettura di alcuni brani del libro a cura di Maria Antonietta Cuccia, Liliana La Rocca e Marilena Ganci.

“’68 terremoto in Sicilia” edito da Andò e curato da un giovanissimo Giuseppe Carlo Marino che sarebbe poi diventato uno storico dell’Università di Palermo. Mezzo secolo dopo un editore del Belice, Angelo Mazzotta di Castelvetrano, lo ha ripubblicato riproponendo integralmente le pagine emozionanti scritte da Leonardo Sciascia, Nicola Adelfi, Orazio Barrese, Anselmo Calaciura, Felice Chilanti, Marcello Cimino, Roberto Ciuni, Francesco Campagna, Mario Farinella, Giorgio Frasca Polara, Ugo Mannoni, Giuseppe Quatriglio, Giuseppe Servello. Le foto in bianco e nero di Nicola Scafidi, Ninni Mineo e dell’agenzia ANSA sono documenti di vita e di morte. Non riprendono solo i ruderi e le ferite al tessuto urbano di paesi e villaggi. Fissano l’obiettivo anche sulle file dei terremotati che aspettano la distribuzione del cibo e delle tende, le donne avvolte nelle coperte portate via dalle case abbandonate dopo le prime scosse, famiglie che vivono con dignità il dolore per avere perso tutto, i volti impauriti dei bambini. In due foto c’è tutto il dramma di “Cudduredda” che commosse tutto il mondo due volte: prima quando la bambina fu estratta viva dalle macerie e poi quando due giorni dopo morì in ospedale.   Le testimonianze di cronisti e scrittori, le immagini di una grande tragedia individuale e collettiva, le ferite al paesaggio e al patrimonio artistico ponevano sin dal primo momento l’urgenza della rinascita. E invece, scrive Marino, aprivano il lungo periodo del post-terremoto fatto di cambiamenti radicali nel tessuto sociale e urbanistico, sprechi, ritardi, speculazione, malaffare. Tutti i mali di una “ricostruzione infinita” che cinquant’anni fa quei poveri cristi rimasti senza casa non potevano neppure immaginare.