Mafia, affari e cocaina nell’Agrigentino: le rivelazioni del pentito Quaranta

«Francesco Fragapane mi pregò di occuparmi di recuperare dei soldi che Carmelo Battaglia gli doveva per avergli dato una partita di cocaina, non ricordo bene.. credo cento grammi». Il collaboratore di giustizia Giuseppe Quaranta torna a deporre in aula e lo fa al processo Proelio, dove lui stesso è imputato, che ipotizza un traffico di droga e abigeato sotto l’egida di Cosa Nostra delle province di Agrigento e Ragusa. Come racconta il Giornale di Sicilia oggi in edicola, l’udienza ieri è ripartita davanti al gup di Catania Salvatore Ettore Cavallaro. L’operazione, eseguita dai carabinieri, è scattata il 6 giugno dell’anno scorso. Le cosche ragusane, secondo quanto avrebbero fatto emergere le indagini, si sarebbero dedicate al traffico di cocaina che veniva acquistata in Calabria per poi essere smerciata in tutta l’isola, provincia di Agrigento compresa. La cocaina arrivava in Sicilia trasportata da insospettabili corrieri: nuclei familiari, anche con bambini piccoli, per cercare di ingannare gli investigatori e superare eventuali controlli. Le cosche avrebbero gestito anche un giro di furti di bestiame che serviva a finanziare le attività delle famiglie mafiose nel settore della macellazione clandestina. Uno spaccato del mercato della droga e del giro di soldi che gravitava attorno ai furti di bestiame è stato descritto ieri proprio da Quaranta che, comunque, sembra volere ridimensionare il suo ruolo nella vicenda. «Battaglia – racconta – viene a sapere che Fragapane stesso, aveva ricevuto una fornitura di un chilo di cocaina, da parte di Giuseppe Blando, di Favara». Nella spartizione al dettaglio della cocaina sorgono contrasti e, in particolare, pare che la partita non sarebbe stata pagata. Quaranta aggiunge: «Fragapane mi chiede di avere l’appuntamento con Giuseppe Blando, di Favara, organico di “Cosa Nostra” favarese, e sia lui che suo fratello lavorano sempre con la cocaina, con la droga, storia vecchia. Io porto Blando da Fragapane. Loro in mia presenza si parlano e Peppe gli dà un chilo di cocaina. Si mettono d’accordo, quando la deve consegnare. Giuseppe Blando porta il chilo di cocaina a Fragapane. Carmelo Battaglia va a trovare, in mia assenza Francesco Fragapane che gli dà una partita di cocaina, ricevuta da Blando».

Battaglia, a quel punto, non paga: «Quando ho scoperto questa cosa, a me Blando mi pressava per andare da Fragapane a prendere i soldi, perché Blando doveva pagare la cocaina. Dandola Blando a Fragapane in fiducia, doveva ricevere la somma. Poi ho parlato con Francesco Fragapane», ha detto secondo quanto riporta oggi il Giornale di Sicilia. Nel processo sono imputati, oltre agli stessi Quaranta e Fragapane, altri agrigentini. Sono Roberto Lampasona, 41 anni, di Santa Elisabetta; Antonino Mangione, 38 anni, di Raffadali e Girolamo Campione, 40 anni, residente a Burgio. Tutti gli imputati agrigentini (difesi, fra gli altri, dagli avvocati Giuseppe Barba, Antonino Gaziano, Cettina Tinaglia e Francesco Carrubba), ad eccezione di Quaranta la cui posizione è stata separata, hanno scelto il giudizio abbreviato. Il pubblico ministero Valentina Sincero, il prossimo 9 luglio, illustrerà la requisitoria con le richieste conclusive di assoluzione o condanna. Intanto Battaglia, 42 anni, presunto affiliato della famiglia di Comiso, che prima dell’udienza preliminare aveva fatto delle dichiarazioni accusatorie nei confronti degli altri imputati, ieri ha fatto una retromarcia un po’ goffa. «Non è vero quello che ho detto, speravo di ottenere i domiciliari perché non posso stare più in carcere ma ho detto cose false». Capitolo abigeato. Quaranta spiega di non sapere molto del presunto giro di furti di bestiame e macellazione clandestina che serviva a finanziare, allo stesso modo della droga, le attività delle cosche. «So che molti si lamentavano con Fragapane dei numerosi furti di bestiame, molto spesso era Lampasona a rubare».