Emergenza rifiuti, parte il piano B: stop alla discarica di Siculiana “non a norma”, spazzatura a Lentini, Gela e Trapani

Di buon mattino, ieri, il prefetto di Trapani, Darco Pellos, ha chiamato l’assessore regionale ai Rifiuti Alberto Pierobon per sollecitare una soluzione all’emergenza che ha colpito la sua provincia, in particolare Castelvetrano e Campobello di Mazara. Lì, in quasi tutto il Trapanese, da una settimana nessuno sa dove scaricare i rifiuti. Fotografia di una emergenza che sta allargandosi a macchia d’olio e che ha già coinvolto l’Agrigentino, il Nisseno e il Ragusano. E che sta mettendo a rischio l’equilibrio dell’intero sistema regionale di smaltimento.

Come riporta il Giornale di Sicilia oggi in edicola, fino a sera alla Regione non erano state dettate le nuove regole per smaltire i rifiuti che non possono più andare nella discarica di Siculiana. I decreti sono arrivati in tarda serata. Il piano B è pronto e prevede di spostare fra Lentini, Trapani e Gela le 450 tonnellate al giorno che non possono più andare nella discarica dei fratelli Catanzaro, chiusa fino a quando non verrà realizzato un nuovo impianto di biostabilizzazione del valore di 8,5 milioni la cui richiesta di autorizzazione pende dal 2013 ed è stata reiterata senza esito lo scorso dicembre.

Almeno 4 province restano nel caos, con i sindaci che protestano e i gestori delle discariche ancora aperte che provano a respingere la nuova ondata di immondizia in arrivo. È stata un’altra giornata di tensione alla Regione e in particolare all’assessorato ai Rifiuti. A sei giorni dallo stop del ministero alle deroghe per utilizzare gli impianti mobili di biostabilizzazione il sistema di raccolta è andato in tilt. Il 31 maggio è scaduta l’ordinanza che da tre anni circa permetteva di biostabilizzare per sole due settimane invece che per le normali tre o quattro i rifiuti prima di smaltirli nelle discariche. È un procedimento indispensabile per abbassare i fattori inquinanti. Il primo effetto è stato lo stop ai mini-impianti di biostabilizzazione che erano stati montati a Siculiana nella discarica dei Catanzaro. E così il sistema è andato in tilt.

La Regione solo ieri ha deciso dove smistare i rifiuti di una settantina di Comuni che finora hanno utilizzato l’impianto di Siculiana. Per la maggior parte finiranno a Lentini nella discarica della Sicula Trasporti che serve già normalmente 218 Comuni della Sicilia orientale. Per questo motivo Marco Morabito, gestore dell’impianto, ieri ha provato a respingere la nuova ondata di immondizia. Racconta al Giornale di Sicilia: «Ho spiegato all’assessorato regionale che noi siamo già al limite. I nostri impianti, soprattutto quello di biostabilizzazione, lavorano al massimo e non possono andare a questi ritmi per tutto il tempo che la Regione ci impone. Se qualcosa si rompesse andrebbe in tilt la raccolta in tutta la Sicilia». Ma alla fine dall’assessorato hanno pressato e così finiranno a Lentini i rifiuti di tutti i Comuni agrigentini più quelli di Caltanissetta. In pratica circa 190/200 tonnellate al giorno viaggeranno dall’Agrigentino fino a Lentini: aumenteranno i costi a carico dei sindaci che, prevedibilmente, saranno costretti a ritoccare al rialzo le tariffe della Tari.

Il piano B prevede anche che 11 Comuni del Trapanese vengano riammessi nella discarica di Trapani: si tratta di Partanna, Petrosino, Poggioreale, Salaparuta, Salemi, Santa Ninfa, Vita, Gibellina, Mazara, Campobello e Castelvetrano. Ma anche in questo caso i dubbi riguardano la tenuta dell’impianto di Trapani che potrebbe così esaurirsi in fretta visto che dovrà trattare circa 90 tonnellate in più al giorno. Altri 12 Comuni del Nisseno si spostano da Siculiana a Gela: si tratta di Acquaviva, Bompensiere, Campofranco, Marianopoli, Milena, Montedoro, Mussomeli, Santa Caterina, Serradifalco, Sutera, Vallelunga e Villalba. E per dare un paracadute ai Comuni del Ragusano l’assessorato ha previsto di riaprire entro il 18 giugno la discarica di Cava dei Modicani. Serviranno dei lavori che sarebbero già in corso.

Ma nessuno in assessorato è in grado di garantire che il sistema anche così reggerà. I decreti che trasferiscono i rifiuti non indicano una data finale per questa soluzione transitoria. E ciò perché non è previsto, almeno in questa fase, che il ministero conceda le deroghe di cui finora la Regione ha goduto. È la linea del nuovo governo a trazione grillina: il ministero, guidato dal generale Costa, ha contestato per iscritto alla Regione vari ritardi nella predisposizione degli impianti che da tre anni si era impegnata a realizzare per uscire dalla fase di emergenza. Parallelamente alla caccia a una soluzione tampone in assessorato la tensione è salita per alcuni scivoloni dell’apparato organizzativo. Lunedì Pierobon aveva contestato per iscritto al dirigente Salvo Cocina i ritardi nella predisposizione del piano B da illustrare al ministero. Martedì notte i decreti che avviano il piano B non sono stati pubblicati – lasciando così il sistema nell’impasse – perché ci si è accorti all’ultimo minuto che contenevano degli errori: erano previste nuove regole per i Comuni agrigentini pur senza indicare la nuova discarica di riferimento.

Ieri in tutta fretta l’assessorato è stato costretto a rettificare un altro atto di Cocina: il bando con cui la Regione chiede alle aziende private di farsi avanti per realizzare i nuovi impianti di biostabilizzazione. In questo clima la Regione sta avviando una rivoluzione a suo modo epocale. Il mancato rinnovo dell’ordinanza è il primo atto di un percorso che dovrebbe portare alla gestione ordinaria dei rifiuti: incentrato sulla differenziata, senza deroghe alle norme ambientali a favore delle discariche e con nuovi impianti. In pratica, col no del ministro si è messo in moto un meccanismo fino a ora promesso a ogni richiesta di aiuto a Roma e rimasto però sempre sulla carta.