Discariche piene e a Siculiana resta chiusa, diventa un’odissea lo smaltimento rifiuti

Ogni giorno gli autocompattatori di Agrigento percorreranno 170 chilometri all’andata e altrettanti al ritorno per scaricare nel Siracusano, a Lentini, l’immondizia raccolta in città. I mezzi di Sciacca faranno perfino una sosta intermedia ad Alcamo, dove scaricheranno l’immondizia per qualche giorno in attesa che un autocompattatore più grande la trasporti poi a Lentini. «E ciò – spiega al Giornale di Sicilia l’assessore comunale di Sciacca Paolo Mandracchia – per fare meno viaggi e ridurre un po’ i costi di smaltimento, per la verità già aumentati da 143 euro a tonnellata a 167. Speriamo di riuscire a evitare un aumento della Tari».

Questi sono gli effetti dei decreti varati in tutta fretta dall’assessorato regionale ai Rifiuti per ovviare alla chiusura della discarica di Siculiana determinata dal mancato rinnovo dell’ordinanza d’emergenza. Il sindaco di Agrigento, Lillo Firetto, allarga le braccia: «Noi riusciamo ad ammortizzare i costi di trasporto solo perché inviamo in discarica meno rifiuti. Abbiamo raggiunto il 69% di differenziata. Altrimenti non potremmo permetterci i viaggi a Lentini che costano 40 mila euro al mese in più». La stessa cosa ha dovuto fare il sindaco di Caltanissetta, anche lui costretto a spostare i rifiuti dalla più vicina Siculiana a Lentini: «C’è un aumento dei costi ma la differenziata ora è al 36% e possiamo trasportare meno rifiuti» commenta Giovanni Ruvolo.

Così va in tilt il sistema dei rifiuti in Sicilia 

Il punto è però che neanche così il sistema può reggere. I gestori della discarica di Lentini, come riporta il Giornale di Sicilia, hanno comunicato che hanno poche settimane di autonomia aggiungendo ai loro 290 Comuni serviti anche quelli dell’ Agrigentino e la città di Caltanissetta. E un’autonomia anche inferiore ha la discarica di Trapani che prima serviva il solo capoluogo e ora accoglie i rifiuti di tutta la provincia: «Possiamo resistere appena qualche giorno, lo abbiamo detto all’assessorato – commenta l’amministratore unico dell’impianto Carlo Guarnotta -. Non possiamo continuare a trattare 70 tonnellate in più ogni giorno». Per cercare di alleggerire i carichi di lavoro i gestori dell’impianto di Trapani hanno deciso di trasportare a Motta Sant’Anastasia la parte secca che residua da una prima lavorazione. E ciò aumenta ancora di più i costi. Per la parte umida però non c’è alternativa: «In mancanza dell’ordinanza – commenta ancora Guarnotta – la parte organica deve stare più a lungo nell’impianto di biostabilizzazione e ciò comporta una sproporzione fra l’immondizia che riceviamo e quella che realmente possiamo trasferire in discarica. Si sta creando un tappo». È per questo motivo che i rifiuti restano per strada. Come urla da giorni Nicola Cristaldi, sindaco di Mazara: «La situazione igienico sanitaria è drammatica e ci sono pericoli per l’ordine pubblico a causa del blocco della raccolta»