Emergenza rifiuti in Sicilia: Comuni obbligati a esportare spazzatura, i sindaci rischiano la poltrona

Il presidente della Regione siciliana Nello Musumeci ha firmato una nuova ordinanza di emergenza, senza un accordo col ministero dell’Ambiente, che permette di derogare a paletti nazionali nella gestione dei rifiuti siciliani. Come riporta il Giornale di Sicilia oggi in edicola,  un tentativo di evitare che l’immondizia resti nelle strade. Una soluzione tampone, che resterà in vigore fino al 30 novembre, per far funzionare oltre i normali limiti gli impianti collegati alle discariche. E nel frattempo però, entro fine luglio, i Comuni dovranno stipulare contratti con ditte specializzate per trasportare fuori dalla Sicilia i rifiuti in eccesso. In realtà è proprio quest’ultimo il passaggio più innovativo dell’ordinanza firmata ieri. Il presidente prevede esplicitamente che dal primo ottobre i Comuni possano portare in discarica una quantità di rifiuti pari solo al 70% di quella scaricata fino all’anno scorso. Tutta la quota eccedente va trasferita fuori dalla Sicilia. E, altra novità essenziale, non sarà la Regione a occuparsi (e pagare) il trasferimento: dovranno farlo i sindaci. L’ordinanza prevede che entro fine luglio i Comuni «dovranno trasmettere il contratto di affidamento del servizio di trasporto dei rifiuti non ammessi in discarica». E se in passato misure simili sono rimaste sulla carta perché prive di sanzione, ecco che in questa ordinanza si prevede che «la mancata trasmissione del contratto» per portare i rifiuti fuori dalla Sicilia «costituisce grave violazione e comporta l’avvio del commissariamento e della decadenza degli organi comunali».

Le nuove disposizioni dell’ordinanza firmata da Musumeci sulla gestione dei rifiuti

I sindaci rischiano la poltrona, questo scrive Musumeci. E aggiunge, il presidente, che entro fine giugno i Comuni che non raggiungono il 65% di raccolta differenziata devono radicalmente modificare il sistema cittadino introducendo la raccolta porta a porta e i centri di conferimento comunale e facendo sparire i cassonetti stradali. Ma il passaggio più politico dell’ordinanza di Musumeci è quello sui livelli di biostabilizzazione. In estrema sintesi, l’ordinanza permette di riaprire la discarica di Cava dei Modicani, dove verranno smaltiti i rifiuti del Ragusano (che non possono più andare a Siculiana perché l’impianto è chiuso). Poi però Musumeci ribadisce che in generale il processo di biostabilizzazione, che abbatte i principi inquinanti dei rifiuti prima dell’immissione in discarica, può durare in Sicilia 15 giorni invece che tre o quattro settimane. È – con alcune correzioni – la riproposizione del punto chiave dell’ordinanza scaduta a fine maggio e che il governo nazionale a trazione grillina si è rifiutato di prorogare. Musumeci introduce dei rigidi paletti di controllo sui livelli inquinanti e nelle premesse spiega che non aveva alternative: «È imprescindibile una ordinanza che consenta l’attuazione in deroga alle norme vigenti». Il no del ministro Sergio Costa aveva provocato, oltre alla chiusura della discarica di Siculiana, il sovraccarico degli impianti di Lentini e Trapani che rischiano a loro volta di saturarsi perchè costretti ad accogliere i rifiuti di altre quattro province.

È una mossa, quella di Musumeci, che i grillini leggono come una sfida. Per Gianpiero Trizzino «è una dichiarazione di fallimento. Musumeci deve dimostrare ai siciliani prima e al ministro dopo di essere capace di chiudere l’emergenza con i poteri ottenuti a marzo scorso. Diversamente non farà altro che replicare i fallimenti di Crocetta».E tuttavia la nuova ordinanza non permetterà ancora di riaprire la discarica di Siculiana. La famiglia Catanzaro, proprietaria della struttura, ha bisogno di una autorizzazione per realizzare il neo impianto di stabilizzazione: senza questa resta chiusa perché non intende lavorare col solo impianto mobile. Anche se Musumeci prevede di ridurre fino a un terzo i tempi che Regione e Comuni potranno prendersi per autorizzare nuovi impianti. E malgrado l’ordinanza continui a prevedere la possibilità di utilizzare impianti mobili (oltre a quello di Siculiana c’è Bellolampo).