Legambiente: “Contrari alle trivelle alla foce del Platani, impugneremo provvedimento dell’Arta”

“Trivelle alla foce del Platani per la ricerca di sali potassici, siamo totalmente contrari a questo ennesimo attacco al patrimonio naturalistico siciliano che dimostra una volta di più le gravi lacune in termini di conoscenza dello stesso da parte della Regione Siciliana. Per questo annunciamo che impugneremo il provvedimento assunto dall’Arta”. È questa la reazione dei vertici di Legambiente Sicilia alla “recentissima comunicazione dell’Assessorato regionale al Territorio e Ambiente relativa all’assentita procedibilità dell’istanza di valutazione di impatto ambientale presentata da General Mining Research Italy srl, relativa al permesso di ricerca per sali potassici ed alcalini ad Eraclea nel territorio dei Comuni di Cattolica Eraclea e Ribera.”

“L’area di riferimento – sottolinea Giuseppe Amato, responsabile Aree Naturali Protette di Legambiente Sicilia –  è quella della foce del fiume Platani, protetto da una vasta Zona Speciale di Conservazione (ZSC) comprendente al suo interno le due Riserve Naturali di Torre Salsa e di Foce del Platani ed il Parco Archeologico di Eraclea Minoa e Capo Bianco. Sempre l’area presenta proprio alla base del promontorio di Capo Bianco un geosito di interesse mondiale. Laddove non bastassero queste particolarità scientifiche e di protezione – continua Amato – chiunque abbia visitato quei luoghi saprebbe come la unicità delle altissime scogliere di candida marna gessosa, unitamente alla presenza di quello che può definirsi come il più spettacolare teatro antico del Mediterraneo, sono inconciliabili con scelte che vadano in direzione della apertura di miniere e cave”.

A Giuseppe Amato fa eco il presidente di Legambiente Sicilia, Gianfranco Zanna, sottolineando a sua volta che “i Sali potassici e soprattutto magnesiaci sono oggi una risorsa strategica e rappresentano una inestimabile ricchezza, il che giustificherebbe l’appetito della General Mining Research Italy che ha richiesto diverse concessioni di ricerca non solo lungo il litorale agrigentino ma anche a Sutera e a Nicosia. Peccato però che la Regione Siciliana sia già proprietaria non solo del sottosuolo, che è tutto di proprietà regionale ai sensi dello Statuto, ma anche di almeno tre grandi siti minerari ed industriali per lo sfruttamento di altrettanti giacimenti alcalini. Si tratta dei siti di Corbillo, nei territori comunali di Enna e Calascibetta, la cui miniera dell’ISPEA venne chiusa ed abbandonata nel 1980/81, il sito di Bosco Palo, a San Cataldo, e del gigantesco e famigerato sito di Pasquasìa, ad Enna. Quest’ultimo, con una superficie di ben 70 ettari occupata dagli stabilimenti di lavorazione dei minerali alcalini, venne chiuso nel 1992 e oggi è teatro di una serie di indagini e procedimenti giudiziari sia per il suo degrado come per fatti avvenuti a seguito del primo progetto di bonifica. Immaginare che si possa procedere a creare nuovi luoghi di estrazione compromettendo probabilmente in modo definitivo uno sviluppo sostenibile di aree di altissima potenzialità turistica, senza invece immaginare un impegno che porti al recupero dell’enorme patrimonio industriale inopinatamente dismesso in questi ultimi decenni, è pura miopia o forse peggio. Ce n’è abbastanza – conclude Zanna -per annunciare la nostra ferma opposizione e la conseguente impugnazione di questa incomprensibile scelta dell’ARTA”.