Libri: “Antonio Gramsci” di Angelo Baviera, recensione di Beniamino Malavasi

Cara mamma, Vorrei, per essere proprio tranquillo, che tu non ti spaventassi o ti turbassi troppo qualunque condanna stiano per darmi. Che tu comprendessi bene, anche col sentimento, che io sono un detenuto politico e sarò un condannato politico, che non ho e non avrò mai da vergognarmi di questa situazione. Che, in fondo, la detenzione e la condanna le ho volute io stesso, perchè non ho voluto mutare le mie opinioni, per le quali sarei disposto a dare la vita e non solo a stare in prigione. Che perciò io non posso che essere tranquillo di me stesso (…) vorrei consolarti di questo dispiacere che ti ho dato: ma non potevo fare diversamente. La vita è così, molto dura, e i figli qualche volta devono dare dei grandi dolori alle loro mamme, se vogliono conservare il loro onore e la loro dignità di uomini.

Forse nessuna descrizione di se stessi, come quella sopra riportata, è in grado di far capire, a chi non l’abbia mai conosciuto, quale fosse la levatura morale e intellettuale di quel signore chiamato Antonio Gramsci, classe 1891, da Ales, provincia di Cagliari, Sardegna. D’altra parte ci sarà stato un motivo se, per tutti, amici e nemici, Antonio Gramsci, filosofo, giornalista, politico (e molto altro), era (ed è) da considerarsi uno dei più importanti pensatori dell’Italia unita. Così come ci sarà stato un motivo se, nell’udienza processuale del 2 giugno 1928, il pubblico mistero abbia chiesto che, per vent’anni (!), si dovesse impedire al suo cervello di funzionare…

Perchè Antonio Gramsci dava così fastidio? Soprattutto: chi era Antonio Gramsci? A queste (e a tante altre) domande ha dato risposta il saggio “Antonio Gramsci” scritto da Angelo Baviera, docente di lettere in pensione, poeta, storico, saggista. Per la verità, con la modestia che lo contraddistingue, nella (sua) nota introduttiva Baviera ha evidenziato come esista una mole così vasta di libri sulla vita e il pensiero di Antonio Gramsci, che forse non serviva scriverne un altro. Con tutto rispetto per l’opinione epressa dall’esimio Professore, siamo costretti a dissentire: quando un testo si fa leggere perchè in grado di rendere comprensibili ai più concetti che, altrimenti, rimarrebbero esclusiva di pochi “eletti”, allora serve eccome. Antonio Gramsci proviene da una terra difficile, spesso dimenticata da chi, al contrario, dovrebbe occuparsene; vive anni a loro volta difficili, di lotta cruenta, non solo ideologica. Studia, elabora tesi, propone soluzioni per uscire dall’impasse in cui sono finiti gli ultimi: operai e contadini su tutti. E lo fa pagando con la vita ciò in cui crede.

Ebbene, il saggio di Angelo Baviera serve per come avvicina il lettore (anche il più distratto o a digiuno di nozioni storico/politiche del Paese) a una figura di primissimo piano come quella di Gramsci. E nel far ciò mostra come l’attuale politica italiana si sia discostata poco o nulla da quella dell’epoca del Nostro: dalle (insuperabili) divisioni interne alla sinistra, ai toni fin troppo accesi della destra… La forza del libro risiede in quella che, solo apparenetemente e stoltamente, può definirsi banale e scolastica: la sua struttura narrativa. La suddivisione in brevi paragrafi permette, infatti, di concentrare l’attenzione sull’evento, sul concetto, senza farsi distrarre da introduzioni, descrizioni e altre parole che risulterebbero prive di qualsivoglia utilità (oltre che appesantire la lettura…).

Di contro, qualora l’appassionato o, perchè no, il semplice curioso, volessero approfondire uno o più argomenti (già) affrontati nel testo, proprio quest’ultimo verrebbe loro incontro fornendo sia una bibliografia (essenziale) sia l’elenco degli scritti (finora) pubblicati dello stesso Gramsci. In ogni caso è triste constatare come l’eredità non solo politica ma, anche culturale di Antonio Gramsci sia andata scemando nel corso degli anni, privando la Sinistra di quella identità che le permetterebbe di porsi come vera e unica alternativa ai vari gruppuscoli mordi & fuggi tanto di moda al giorno d’oggi (“…Tutti i giovani dovrebbero essere uguali dinanzi alla cultura…” scriveva). Certo, molto altro ci sarebbe da dire sull’Intellettuale sardo ma, a ciò, ha già ottimamente provveduto Angelo Baviera, che consigliamo caldamente di leggere.

Nel nostro piccolo, vorremmo ricordarlo così, con le sue parole: Io non parlo mai dell’aspetto negativo della mia vita, prima di tutto perchè non voglio essere compianto: ero un combattente che non ha avuto fortuna nella lotta immediata, e i combattenti non possono e non devono essere compianti, quando essi hanno lottato non perchè costretti, ma perchè così essi stessi hanno voluto consapevolmente.    

Beniamino Malavasi