Processo Icaro: ”Summit di mafia? No, parlavamo di ciaraveddi”

Summit di mafia? No, semplici incontri per motivi di pastorizia. «Sono stato io a portare Nino Grimaldi da Pietro Campo per comprare dei ciaraveddri». Dopo un breve consulto, necessario nonostante tutti i giudici e le parti siano siciliani, si apprende che i «ciaraveddi» sono gli esemplari adulti e maschi della capra. Come riporta il Giornale di Sicilia oggi in edicola, il pastore Salvatore Cutrino, intercettato nell’ambito dell’inchiesta «Icaro» e indagato per riciclaggio per una vicenda connessa che nulla c’entra con la mafia, racconta in aula gli incontri fra presunti affiliati di Cosa nostra e, in sostanza, li giustifica con motivazioni legate alla pastorizia. Quelli che, secondo il pm della Dda Alessia Sinatra, sono stati summit per discutere di questioni di Cosa nostra, secondo Cutrino, chiamato a testimoniare dall’avvocato Maurizio Gaudio, erano incontri per acquistare capre e altri animali. «Ho conosciuto Antonino Grimaldi – ha aggiunto – perchè sono pastore da sempre, ha venduto degli animali a mio padre e siamo rimasti in contatto. Se conosco Pietro Campo? Si, ci conosciamo per lo stesso motivo. Ha agnelli di grande qualità, insieme a Grimaldi in una circostanza siamo andati da lui per comprare dei ciaraveddi». Cutrino, nello smentire la vicinanza mafiosa fra alcuni personaggi coinvolti nell’inchiesta, dà una giustificazione anche geografica alla frequentazione fra loro. «Avevano dei terreni confinanti. Anche Ciro Tornatore (il presunto boss di Cianciana morto lo scorso gennaio) era vicino di pascolo di Grimaldi e Campo». Una tesi che è stata ribadita, in qualche modo, da un altro teste della difesa di Grimaldi, il veterinario Salvatore Pumilia. «Grimaldi è un socio dell’associazione allevatori», ha detto. Il processo è ormai in dirittura di arrivo. Il collegio di giudici presieduto dal presidente del tribunale Pietro Maria Falcone con a latere Agata Anna Genna e Gianfranca Claudia Infantino, dovrebbe emettere la sentenza il prossimo autunno. Ieri, prima dell’audizione dei primi testi della difesa, è stato chiesto agli imputati se volessero essere interrogati. La risposta data da tutti è stata negativa.

Nella lista, oltre a Ciro Tornatore, morto a 83 anni lo scorso gennaio ci sono i nomi di: Antonino Abate, 29 anni, Carmelo Bruno, 47 anni, Vito Campisi, 45 anni, Roberto Carobene, 38 anni, Antonino Grimaldi, 55 anni, Stefano Marrella, 59 anni, Vincenzo Marrella, 41 anni, Vincenzo Marrella, 60 anni, Pasquale Schembri, 53 anni, Gaspare Nilo Secolonovo, 47 anni, e Francesco Tortorici, 36 anni. Fra i testi sentiti ieri anche Pellegrino Di Giovanna, genero di Stefano Marrella, il quale ha giustificato i rapporti del suocero col riberese Mauro Capizzi, coinvolto nell’inchiesta. «Sono socio di una società di Modena che commercializza pannelli fotovoltaici, avevo pensato di parlare con Capizzi che ha contatti con un ministro della Tanzania che poteva essere interessato ad acquistarli. Ho chiesto a mio suocero di darmi una mano ed era perplesso per via dei precedenti di Capizzi. Gli dissi di stare tranquillo, aveva dei precedenti che risalivano a venti anni prima, a noi interessava solo rapportarci con lui per lavoro». In realtà, da un’intercettazione finita agli atti dell’inchiesta, Di Giovanna parla di Stefano Marrella al fratello e sembrerebbe dire tutt’altro, come se, invece, vivesse solo con i proventi di Cosa Nostra. Si torna in aula lunedì prossimo.