Agrigento, l’annuncio del Fai: ”Campagna di scavi nel giardino della Kolymbetra”

«Il nostro obiettivo è quello di coinvolgere il giovani e quelli che sono qui hanno interpretato nel migliore dei modi questo spirito. Grazie anche a loro puntiamo forte sul giardino della Kolymbethra, dove si lavora per fare degli scavi. Se prima abbiamo puntato al giardino – spiega Taibi – adesso la nostra attenzione si sposterà al sottosuolo per scoprire dal punto di vista archeologico cosa si nascondeva in quell’area. Prima verranno fatti degli esami e poi decideremo come proseguire, per scoprire il collegamento con la città». Lo ha annunciato al Giornale di Sicilia presidente regionale del Fai, Giuseppe Taibi, che così come tutto il Fondo Ambiente Italiano, anche a livello nazionale, punta forte su Agrigento in termini di progetti e futuro nel giorno della festa del Fai Giovani, una fucina di idee che sta sempre più allargandosi non solo nella città dei templi, ma nell’intera provincia.

Quella della Kolymbetra è la storia di un angolo di paradiso nel cuore della Valle dei Templi rinato dopo un lungo abbandono nel corso del quale il Giardino era diventato una selva di rovi. La Regione siciliana nel 1999 lo affidò al Fai, che nel novembre 2001, dopo aver ultimato la campagna dei restauri paesaggistici e il ripristino le antiche colture, riaprì il bene al pubblico inserendolo nel circuito di visita della Valle dei Templi. Da allora un crescente successo in termini di visite. “Una piccola valle che, per la sua sorprendente fertilità, somiglia alla valle dell’Eden o a un angolo delle terra promessa”, scrisse della Kolymbetra l’Abate di Saint Non nel 1778. Negli anni la media dei visitatori si è stata di circa 24mila all’anno, poi un ulteriore balzo in avanti si registrò nel 2014 con oltre 40mila visitatori, fu il boom nel 2015 con più 61mila visitatori; nuovo record registrato nel 2016 con più di 83 mila visitatori.  Nel 2017 si punta a raggiungere 100mila visitatori. I cinque ettari della Kolymbetra offrono una notevole varietà arborea e paesaggistica. Nelle zone più scoscese – viene spiegato sul sito del Fai – sono presenti tipiche specie della macchia mediterranea, come il mirto, il lentisco, il terebinto, la fillirea, l’euforbia e la ginestra.

Nel terreno pianeggiante del fondovalle, al di là del piccolo fiume bordato da canne lungo il quale crescono salici e pioppi bianchi, si estende l’agrumeto che con limoni, mandarini e aranci di antiche varietà, viene irrigato secondo le tecniche della tradizione araba. Dove l’acqua non arriva, nascono gelsi, carrubi, fichi d’india, mandorli e giganteschi olivi “saraceni”. La Kolymbetra rappresenta, per caratteri percettivi, ambientali e produttivi, il paesaggio più illustre dell’arboricoltura siciliana, ovvero quello irriguo dell’agrumicoltura. Secondo le testimonianze dei contadini del luogo, fino agli ultimi decenni del Novecento la Kolymbetra venne coltivata ad agrumeto e a orto e mantenne l’aspetto di un meraviglioso giardino profumato di limoni e di aranci e ricco di mandorli, olivi, gelsi, melograni e fichi d’india. La mancanza d’acqua ne causò in seguito l’abbandono sino all’intervento del Fai, che ha provveduto alla cura e al ripristino della vegetazione d’un tempo restituendo alla Valle dei Templi il suo originario valore, che non è solo archeologico, ma anche storico, geologico, botanico e agrario.