Omicidio Miceli: intercettazioni agli atti, si avvia il processo

La Corte di assise dispone la trascrizione di tutte le intercettazioni ambientali e telefoniche agli atti dell’inchiesta: il 28 settembre – come riporta il Giornale di Sicilia oggi in edicola – sarà conferito l’incarico al perito Giovanni Fontana e poi saranno sentiti i primi testi della lista del pubblico ministero Gloria Andreoli. Prima udienza utile, dopo l’apertura del dibattimento, del processo a carico di Gaetano Sciortino, l’operaio di 53 anni, accusato di avere massacrato e ucciso il marmista di 67 anni Giuseppe Miceli. L’omicidio è avvenuto il 7 dicembre del 2015. Sciortino, difeso dagli avvocati Santo Lucia e Giovanna Morello, avrebbe massacrato Miceli con delle lastre di marmo e alcuni arnesi da lavoro, fra cui un booster. Il movente del delitto non è stato mai accertato. La Procura – l’inchiesta è stata condotta dal pm Silvia Baldi e ad occuparsi del fascicolo è adesso la collega Gloria Andreoli – ipotizzava che potesse essere stata la rapina ma la circostanza non ha trovato conferma nelle prime fasi processuali. Il gip Stefano Zammuto, che ha firmato l’ordinanza che lo scorso 20 ottobre lo ha fatto finire in carcere, ha ritenuto infatti insussistente questa ipotesi sul piano indiziario. Nelle scorse settimane sono stati svolti degli accertamenti scientifici su richiesta degli stessi difensori.

In particolare è stato passato al setaccio il luogo del delitto, il laboratorio di via Crispi dove – secondo i legali – non ci sarebbe alcuna impronta o traccia biologica del presunto assassino. I consulenti di difesa e Procura, dopo essere entrati, hanno iniziato gli accertamenti scientifici che saranno resi noti nelle prossime settimane e faranno parte del fascicolo del processo. Nelle scorse settimane, inoltre, anche in questo caso su sollecitazione della difesa, sono stati eseguiti gli esami antropometrici: si tratta, in sostanza, di una misurazione scientifica dell’arto utile a comprendere se è compatibile con la scarpa trovata in campagna che, secondo gli inquirenti, sarebbe stata abbandonata dal killer e sarebbe la prova decisiva che inchioderebbe l’imputato alle sue responsabilità.

La difesa, prima del dibattimento, si è giocata anche altre carte. Il 19 gennaio scorso, come chiesto dagli avvocati Lucia e Morello, che anno sollecitato nuove indagini, il biologo Gregorio Seidita, nella cella del carcere Petrusa dove è detenuto Sciortino, ha eseguito la misurazione degli arti, e in particolare della pianta del piede. Il dato è ritenuto utile al fine di accertare se è compatibile con la scarpa trovata in aperta campagna. Una delle prove principali sarebbe, infatti, il ritrovamento di una scarpa in una discarica: secondo gli inquirenti sarebbe stata quella che avrebbe utilizzato l’assassino e che Sciortino, intercettato e controllato col gps, avrebbe tentato di far sparire non riuscendovi perché incontrò un conoscente e dovette cambiare strada. Niente tracce organiche sulla scarpa ma il numero (43) sarebbe lo stesso che calza Sciortino. «La misurazione della suola e della pianta del piede del nostro assistito – hanno sottolineato i difensori – differiscono di tre centimetri». E adesso la questione sarà presto affrontata in contraddittorio fra le parti.