Tartarughe marine a rischio a Linosa, più di 30mila firme per chiedere la riapertura del centro di recupero

A rischio le tartarughe Caretta caretta a Linosa e ricadute negative anche per l’economia turistica dell’isola. Sono più di 30mila le firme già raccolte in questi giorni nell’ambito della petizione online avviata per chiedere la riapertura del Centro recupero tartarughe marine. Una sfilza di cavilli burocratici hanno di fatto impedito all’associazione Hydrosphera onlus di monitorare anche quest’anno, come fa ormai da oltre venti anni, la schiusa dei nidi di tartarughe marine che da tempo scelgono la sabbie nere dell’isola pelagica per la loro riproduzione. La petizione online, lanciata da Greenme su change.org, è rivolta al sindaco Salvatore Martello. “Aiutateci a tornare almeno nel 2019 per il bene delle tartarughe e dell’intera isola”, è l’appello del naturalista Stefano Nannarelli presidente di Hydrosphera Onlus.

“Le chiavi del centro che ci erano state date nel 1995 e che dal 2000 erano passate a un’altra associazione che aveva i locali in comodato d’uso lasciandoci operare sono state riconsegnate al comune. Il centro da noi fondato è oggi chiuso e la spiaggia non è monitorata dallo scorso gennaio, se non da volontari reclutati al momento e pertanto senza i requisiti che noi, con i nostri esperti, possiamo vantare, peraltro senza gravare sul comune: è una situazione inspiegabile”. Una vicenda che si ingarbuglia tra i meandri del ministero dell’Ambiente, del comune e dell’area marina protetta. Di fatto salvare e monitorare le tartarughe marine oggi non è più possibile”. Il centro era diventato negli anni anche punto di riferimento per naturalisti e turisti.

“La tutela e la salvaguardia dei nidi – si legge nella petizione online – deve essere svolta da personale competente, che sappia bene come mettere in sicurezza l’area e le uova stesse, creando le condizioni idonee alla deposizione da parte delle femmine. Inoltre, gli animali trovati in difficoltà in mare al momento, restano sprovvisti di una struttura di cura e ricovero. Non possiamo rimanere indifferenti. Chiediamo la riapertura del centro con la gestione dell’associazione Hydrosphera, che oltre ad essere fondatrice della struttura, da ben 25 anni si occupa con competenza delle tartarughe, apportando benefici in termini di visibilità e turismo anche all’intera comunità”. Oltre 30mila le firme raccolte in sei giorni, ma “arrivare ora – spiega Nannarelli – sarebbe troppo tardi sia per le nidificazioni, ormai in fase finale, e per la nostra organizzazione che si basa su autofinanziamenti e l’apporto di esperti volontari.  Questa stagione – prosegue – è perduta, anche se ci auguriamo che nuovi piccoli nascano. Fateci tornare nel 2019, anche la popolazione lo vuole”.

Intanto, l’area marina protetta Isole Pelagie e il comune “gioiscono – si legge  in una nota – per la deposizione  del primo nido di Caretta caretta a Linosa, a Cala Pozzolana di Ponente. I collaboratori dell’area marina e del comune hanno segnalato la presenza del nido e coordinato le operazioni per la sua messa in sicurezza, avvertendo le autorità competenti, Capitaneria di Porto e carabinieri. Negli ultimi mesi l’area marina e il comune hanno portato avanti tutte le procedure amministrative previste dalla normativa vigente affinché il Centro di recupero possa essere riaperto; malgrado le richieste di autorizzazione in deroga inoltrate alla Regione non hanno ricevuto risposta. “Nonostante tutto – ha dichiarato il sindaco Martello – l’area marina protetta e il comune, con l’aiuto della popolazione di Linosa, portano avanti questa importante missione di salvaguardia dell’ambiente e degli organismi marini, come le tartarughe, che è necessario tutelare affinché non si perda la meravigliosa biodiversità del nostro mare e l’identità del nostro territorio”.