Barche dei migranti nelle spiagge dell’Agrigentino, al via rimozione e distruzione

Le «carrette del mare» – utilizzate lo scorso anno per i cosiddetti sbarchi «fantasma» – scompariranno. Torre Salsa, Siculiana marina, Acque Dolci e Giallonardo a Realmonte e Punta Piccola a Porto Empedocle entro la fine del mese verranno ripulite. Le operazioni di rimozione dei vecchi e abbandonati pescherecci usati dai migranti per giungere dalla Tunisia fino alle coste Agrigentine sono cominciate già da qualche giorno, come riporta il Giornale di Sicilia. La Procura della Repubblica di Agrigento ha convalidato i sequestri ed ha disposto la distruzione delle imbarcazioni. Sono complessivamente cinque le «carrette del mare» che entro la fine del mese, dunque, verranno rimosse e distrutte. Il capitano di fregata, Filippo Maria Parisi, della Capitaneria di porto empedoclina ha autorizzato la Seap a svolgere le operazioni di recupero e smaltimento delle cinque imbarcazioni.

All’inizio dello scorso maggio, l’associazione ambientalista «MareAmico» aveva già sollevato l’emergenza,  perché quelle imbarcazioni, in buona parte anche distrutte dal continuo moto ondoso, inquinano – dal punto di vista ambientale, paesaggistico e sanitario – la costa Agrigentina. L’associazione ambientalista aveva chiesto all’ufficio competente delle Dogane di eliminare i relitti prima dell’inizio dell’estate, «perché tutto questo deturpa l’immagine e danneggia il turismo – scriveva Claudio Lombardo di ‘MareAmico’ – . E poi, siccome siamo convinti che gli sbarchi ‘fantasma’ continueranno, sarebbe necessario trovare – aggiungeva – il sistema per affidare queste barche alle cooperative di pescatori o alle associazioni no profit. Questa possibilità farebbe risparmiare tantissimi soldi allo Stato ed eliminerebbe queste brutte situazioni». All’inizio di questo mese, la stessa associazione ha proposto al Governo di modificare una circolare per permettere il riutilizzo delle imbarcazioni. «Tale modifica – aveva fatto sapere Claudio Lombardo – azzererebbe i costi della distruzione delle barche utilizzate dai migranti per attraversare il Mediterraneo, eviterebbe l’inquinamento ambientale e paesaggistico delle spiagge del Sud della Sicilia e della Sardegna per la presenza di questi relitti e permetterebbe l’attivazione di un grosso numero di occupati nel settore turistico-ambientale. Ed infine, di riflesso, produrrebbe un consistente sviluppo dell’indotto artigianale, collegato al recupero di queste imbarcazioni. Giova ricordare che questa modifica sarebbe a costo zero per lo Stato, anzi a saldo positivo».