Progetto anti erosione Eraclea Minoa: intervento del docente di Dinamica dei litorali Giovanni Randazzo

Riceviamo e pubblichiamo lettera del Prof. Giovanni Randazzo, docente di Cartografia e Dinamica dei Litorali dell’Università di Messina, a proposito del progetto per la salvaguardia della spiaggia di Eraclea Minoa in questi anni colpita dall’erosione costiera.

Il TG3 oggi ha dato notizia del nuovo progetto di protezione dall’erosione della costa di Cattolica Eraclea. Per il bene dell’ambiente, non possiamo non sperare che si areni, per ragioni burocratiche, come avvenuto per i precedenti. Il progetto presentato sembra racchiudere in sé tutti gli aspetti negativi che hanno contraddistinto l’interventismo passivo degli anni 80-90, volto alla realizzazione di interventi rigidi, senza neanche aver provato a comprendere le cause dei processi erosivi. Il progetto prevede tre lunghe barriere frangiflutti sub orizzontali e un ripascimento di 180.000 mc di materiale idoneo proveniente, presumibilmente, dal dragaggio del porto di Siculiana. Questo tipo di intervento ha tre difetti macroscopici: 1) non interviene sulle cause, 2) inserisce opere rigide che sposteranno l’azione erosiva nelle aree limitrofe e 3) prevede una singola fonte “effimera” di approvvigionamento per il ripascimento, non comprendendo che il materiale disponibile è insufficiente e non considerando che, nel breve tempo, sarà necessario ricaricarlo (non avendo più la fonte). Le cause. A Cattolica Eraclea le cause sono piuttosto originali. Non ci sono opere antropiche viciniore che possono avere innescato i processi di causa ed effetto ben noti in altri tratti di litorale. Lo stesso porto di Siculiana è piuttosto distante e il suo impatto non appare decisivo.

È presente però, nell’area immediatamente retrostante la spiaggia, un bosco artificiale, realizzato nell’immediato dopoguerra, che ha irrigidito il sistema costiero e ha cancellato la presenza delle dune. A questo si aggiunge che nel corso degli ultimi vent’anni gli apporti solidi da parte del Fiume Platani sono diminuiti, interessando negativamente il budget sedimentario della falcata di Cattolica Eraclea, questo deficit ha portato ad un arretramento della spiaggia emersa, lento e progressivo, anche perché inizialmente rallentato dalla presenza di una spiaggia sommersa a bassissima pendenza e fortemente dissipante. Superato però un certo limite di arretramento, le onde hanno iniziato a impattare contro la base della pineta che ha reagito come un elemento rigido, di fatto come il muro di contenimento di un lungomare. In questo modo le onde incidenti al piede della pineta, hanno innescato un sistema riflesso che ha iniziato ad asportare i sedimenti della spiaggia emersa. Più si restringeva la spiaggia emersa, maggiore era l’energia dell’onda incidente che si trasformava in riflessa e maggiore la quantità di sabbia asportata. Il basso fondale della spiaggia sommersa ha rallentato la dispersione del materiale asportato, ma l’assenza di qualsiasi intervento manutentivo, ci ha consegnato la spiaggia nello stato attuale, con una spiaggia emersa inesistente, una parte di pineta abbattuta e una spiaggia sommersa molto più acclive dell’originale.

Le diverse amministrazioni, piuttosto che aspettare interventi dall’esterno, sarebbero dovute intervenire immediatamente, modificando subito l’interfaccia terra mare, favorendo lo smorzamento dell’onda e introducendo nel sistema costiero nuovi sedimenti per riallargare la spiaggia e permettere la migliore dissipazione dell’onda. L’opera rigida proposta, composta da tre barriere frangiflutti sub orizzontali, rappresenta un bieco esercizio di contenimento passivo della linea di riva, senza tenere conto del decadimento paesaggistico dell’areale e della maggiore pericolosità indotta sulla balneazione. Come aggravante è da notare che, se da un lato, considerata la conformazione della falcata, gli effetti negativi delle opere rigide al loro esterno dovrebbero essere minime, dall’altro la stessa azione erosiva si attesterebbe al piede dell’alta falesia marnosa che andrebbe evidentemente essa stessa in erosione. Inoltre prevedendo un ripascimento legato al dragaggio di un porto, si mette in atto un allungamento della spiaggia, senza nessuna possibilità di successiva manutenzione, compiendo di fatto uno dei più marchiani errori che hanno connotato nel breve passato l’insuccesso di diversi ripascimenti che, se progettati, con attenzione e realizzati con lungimiranza possono essere una risorsa per l’ambiente e per gli stakeholders. È pure da considerare che la quantità di materiale prevista per il ripascimento è oggettivamente insufficiente per un tratto di costa con queste caratteristiche. Come si potrebbe agire in maniera alternativa? Innanzi tutto progettando, subito, un arretramento programmato e ragionato della pineta, per dare maggior spazio alla nuova spiaggia che si andrà a realizzare e soprattutto per permettere agli esercizi commerciali, attualmente presenti, di non sparire dal territorio nelle more dell’intervento.

Quindi progettare un intervento di ripascimento “libero”, dell’ordine di almeno un milione di metri cubi di materiale, prelevato dai depositi sottomarini attualmente esistenti in Sicilia (questi materiali sono assolutamente compatibili con quelli nativi di Cattolica Eraclea). Realizzato il primo sversamento andrebbe avviata una campagna di monitoraggio continuo del sistema per attivare tutte quelle azioni di sistemazione e di manutenzione che di volta in volta si rendessero necessarie. È chiaro che a un primo intervento di ripascimento dovranno fisiologicamente seguire periodiche ricariche pari a circa il 10-20% della quantità di materiale inizialmente introdotto. Questi interventi potrebbero essere effettuati, con materiale proveniente dagli stessi depositi sommersi o dall’accantonamento temporaneo di riserve di materiali preventivamente prelevati o da eventuali porti da dragare o da nuovi depositi che nel frattempo si dovessero rendere disponibili. In alternativa o a supporto potrebbero essere realizzate delle barriere sommerse parallele e distali che limiterebbe la perdita di materiale verso il largo non inficiando la bellezza del paesaggio e la sicura fruizione degli arenili.  A monte di questo e degli altri interventi di difesa del litorale da realizzare, soprattutto nella Sicilia Meridionale, sarebbe utile istituire un’unica cabina di regia per razionalizzare meglio il prelievo di sedimenti dai depositi già autorizzati, al fine di abbattere i costi degli interventi e massimizzarne gli effetti positivi, puntando in modo decisivo verso la realizzazione di interventi morbidi se possibile privi di barriere difensive.

Prof. Giovanni Randazzo
Docente di Cartografia e Dinamica dei Litorali
Università di Messina