Infrastrutture nell’Agrigentino, Cgil: “Non possiamo attendere tragedie e inseguire logica dell’emergenza”

Riceviamo e pubblichiamo lettera di Massimo Raso, segretario generale della Cgil di Agrigento.

“La tragedia di Genova ed il collegamento con il “nostro” Ponte Morandi, la ripresa dell’attività sismica nell’Italia centrale, la pubblicazione dell’elenco delle “incompiute” (che è un elenco assai più lungo di quello monitorato dalla Regione), tutti fatti e questioni assolutamente diverse che, tuttavia, sottolineano l’esigenza con forza e comunemente di guardare con occhi diversi al tema dell’infrastrutturazione del territorio, alla qualità del costruito, all’esigenza sempre più avvertita di indirizzare le risorse, pubbliche e private, verso l’innovazione e i beni comuni.
La CGIL aveva individuato queste necessità nel suo “Piano del lavoro” con il quale chiedeva di creare nuovi posti di lavoro, mettendo al centro il territorio, riqualificando industria e servizi, riformando Pubblica Amministrazione e welfare, con l’ambizione di dare senso all’intervento pubblico come motore dell’economia.
Non dobbiamo e non possiamo attendere le tragedie ed inseguire permanentemente la logica dell’emergenza! Serve mettere attorno ad un tavolo le Istituzioni locali e le Organizzazioni di rappresentanza per capire, ad esempio, come sono attrezzati gli Uffici Tecnici Comunali in termini di quantità e qualità del personale. Occorre ragionare per “aree vaste” favorendo le aggregazioni di Comuni e spingerli a ragionare insieme su come aggredire queste criticità e su come programmare politiche di sviluppo e di intervento. Da questo punto di vista, l’approccio giusto è quello individuato nella SNAI (strategia nazionale delle aree interne) che nella nostra provincia riguarda, purtroppo, solo 12 Comuni. Abbiamo sostenuto da tempo che occorrerebbe monitorare lo stato di avanzamento e di attuazione del “patto per la Sicilia” , a quasi 2 anni dall’annuncio in pompa magna davanti al Tempio della Concordia, quanti e quali cantieri sono partiti? Vogliamo capire se e come vengono impiegati i “fondi europei”?
I Comuni, l’ex Provincia, le Associazioni dei Costruttori, gli Ordini Professionali insieme al Sindacato possiamo trovare una sintesi per definire una comune azione insieme ai Parlamentari del Territorio oppure dobbiamo continuare in questa inconcludente e, spesso, inesistente recita a soggetto giusto per strappare un titolo ed una foto che sono buone solo ad alimentare la nostra vanità di persone e/o di organizzazione ?
E’ troppo auspicare una “lobby del territorio” che si occupi di definire una linea d’azione comune nei confronti dello Stato, della Regione, dell’Anas, delle Ferrovie ecc. in grado di centrare obiettivi di sviluppo condivisi? In tutta la Sicilia si è aperto un dibattito sulle ZES, le Zone Economiche Speciali. Tranne ad Agrigento! Esiste la nuova Autorità Portuale. Dobbiamo affidarci alla interlocuzione dei singoli Sindaci o dobbiamo aprire una discussione seria su come possiamo utilizzare questa opportunità?
Questo significa aprire una riflessione SERIA su cosa deve essere e “cosa vuole fare da grande” questa Provincia! Cosa vuole fare dei suoi porti (Porto Empedocle, Licata, Sciacca) come li rende “al servizio” del turismo, dell’Industria, dell’Agricoltura. La “vicenda rigassificatore” si è davvero chiusa? Come volevasi dimostrare non è che se non si fa il rigassificatore, magicamente, dal nulla spunta un’altra ipotesi di sviluppo! Siamo alla desertificazione dell’apparato industriale! Qualcuno se ne preoccupa in questa provincia!? Abbiamo bisogno di svegliarci! Di mettere in campo un movimento, di fare tutti di più e meglio. Le cose da sole non cambiano!”