Al via la raccolta del pistacchio nell’Agrigentino, l’agronomo Bruno: “Buona annata per qualità e quantità”

E’ partita nell’Agrigentino la campagna di raccolta 2018 del pistacchio che andrà avanti fino alla prima decade di ottobre, in funzione del corretto grado di maturazione legato alle diverse zone di produzione e all’andamento climatico. Occhi puntati sul pistacchio di Raffadali ad un passo dal riconoscimento Dop. “Quest’anno, nonostante sia un’annata di scarica, si prevede una buona produzione sia in termini quantitativi sia in termini qualitativi”, dice al Giornale di Sicilia Carmelo Bruno, agronomo dell’associazione per la tutela del Pistacchio di Raffadali.

“Lo stato fitosanitario delle piante – aggiunge – anche quest’anno è buono, abbiamo imparato a seguire correttamente la fenologia della pianta e stiamo cercando di migliorare sempre di più grazie a un progetto di ricerca in collaborazione con la facoltà di Agraria dell’Università di Palermo che ci sta consentendo di acquisire una serie di informazioni preziose che si stanno rivelando utili sul campo per gli agricoltori e quindi per la produzione del pistacchio in generale. Ad oggi – spiega Bruno – le aziende agrigentine associate che credono nel riconoscimento Dop sono 80, riusciamo a coprire circa 140 ettari di pistacchieti, il nostro areale di produzione coinvolge buona parte del territorio agrigentino”, in particolare Raffadali, Sant’Angelo Muxaro, San Biagio Platani, Favara, Cattolica Eraclea, Santo Stefano Quisquina, Racalmuto Joppolo Gianxaio, Santa Elisabetta, Cianciana, Agrigento, Casteltermini e Aragona”.

La cultivar prevalente è rappresentata dalla Bianca (o Napoletana) anche se in buona percentuale (compreso tra il 5 ed il 10%) sono presenti cultivar a diffusione prevalentemente locale, tipica della provincia di Agrigento. “Il pistacchio raccolto – prosegue l’agronomo – è destinato per il 90% al mercato interno, sia nell’Agrigentino che in Sicilia. Con il riconoscimento Dop puntiamo a tutelare e a valorizzare il nostro prodotto per farlo conoscere in tutt’Italia e all’estero. Con il marchio Dop puntiamo innanzitutto a garantire la sicurezza del consumatore, perché la Denominazione di origine protetta è una garanzia sull’origine e sulla qualità del prodotto che così sarà anche più apprezzato dal mercato e riconoscibile, questo ci potrà consentire di avere un maggior ricavo per i produttori”.