Mafia, la mattanza nella Bassa Quisquina negli anni ’90: tutte le vittime della guerra per gli appalti

I carabinieri del reparto Operativo di Agrigento hanno arrestato, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal Gip e richiesta dalla Dda di Palermo, il presunto esecutore materiale dell’omicidio, commesso 25 anni fa a Cianciana, di Diego Passafiume, 41 anni imprenditore nel settore del movimento terra. E’ Filippo Sciara, 54 anni, ritenuto affiliato alla famiglia mafiosa di Siculiana, coinvolto nel sequestro del piccolo Giuseppe Di Matteo.

Mafia: delitto Passafiume, arrestato Filippo Sciara

Sciara è accusato di omicidio premeditato, con l’aggravante di aver agevolato l’attività dell’associazione mafiosa denominata Cosa Nostra. Passafiume fu assassinato il 22 agosto del 1993 per non essersi piegato alle regole imposte dalle cosche mafiose sui sub appalti. Dopo una prima archiviazione delle indagini, l’inchiesta era stata riaperta grazie alle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia. La svolta si è avuta nel luglio del 2017, quando i carabinieri hanno fatto vedere alcune fotografie a dei parenti della vittima che avevano assistito al delitto. Ad accusare l’indagato, arrestato per omicidio premeditato, anche alcuni collaboratori di giustizia.

La mattanza nella Bassa Quisquina negli anni ‘90

Diego Passafiume fu ucciso nella mattanza degli anni ‘90 nella Bassa Quisquina: diversi omicidi riconducibili a contrasti insorti per la spartizione degli appalti pubblici. “Una vera e propria guerra tra i gruppi mafiosi – emerse dall’inchiesta Castello – finalizzata ad assicurarsi il controllo di appalti e forniture per la costruzione dell’adduttore della diga Castello, per l’irrigazione dei terreni della valle dei fiumi Verdura, Magazzolo e Platani, i cui appalti sono stati concessi tra il 1991 il ‘92, per un valore complessivo di 400 miliardi. Altri interessi, in relazione ai quali sono sorti fortissimi contrasti, riguardano la realizzazione di opere di metanizzazione relative ai Comuni di  Bivona, Alessandria della Rocca, Cianciana e Santo Stefano Quisquina”. Ma come emerge dalle indagini odierne c’è chi fu ucciso per essersi ribellato ai clan.

Le vittime della guerra per il controllo degli appalti

Il primo a cadere sotto i colpi di fuoco, l’1 agosto del 1993 ad Alessandria della Rocca, fu Giuseppe Patrinostro; pochi giorni dopo a Cianciana, il 22 agosto del 1993, fu ucciso Diego Passafiume.  Ricostruiscono oggi gli inquirenti: La vittimaonesto imprenditore 41enne nel settore del movimento terra, mentre era alla guida della propria auto, era stata attinta da alcune fucilate, sparategli da un ignoto, che si era subito dileguato con altri complici, a bordo di un’autovettura. Durante le immediate ricerche, i carabinieri ritrovarono, in fiamme, l’auto utilizzata dai killer”.  Il 21 marzo del 1994 a Bivona cadde sotto i colpi di lupara Ignazio Panepinto; qualche mese dopo ad Alessandria è la volta di Antonio Vincenzo Di Girgenti, era il 13 settembre del 1994. Poi duplice omicidio nella “città delle pesche” il 19 settembre ’94: uccisi Calogero Panepinto e Francesco Maniscalco. Un altro duplice omicidio il 20 aprile del 1995 ad Alessandria, dove caddero Emanuele Sedita e Giovanni Carbone. Sempre ad Alessandria furono uccisi Angelo Mario Piazza il 30 ottobre 1997, e Antonino Russa il 24 ottobre 1998. Poi non si sparò più fino al 7 agosto 2005, il giorno dell’omicidio di Pietro Chillura che diede il via all’indagine sfociata poi nell’estate del 2013 nell’operazione “Alisciannira”.