Ponte Morandi di Agrigento, il sindaco all’Anas: serve un percorso alternativo

«Gli interrogativi demolisco o non demolisco il viadotto Morandi vanno posticipati fino a quando la città non avrà una viabilità alternativa efficiente. Soltanto allora gli agrigentini potranno tornare a porsi l’interrogativo». Lo ha detto ieri – alla vigilia del vertice con l’Anas che si terrà oggi, alle 11 – il sindaco di Agrigento: Lillo Firetto. L’Anas, nelle passate settimane, quelle successive al crollo del ponte di Genova, s’era già detta disponibile a rivalutare possibili percorsi alternativi. Oggi – nel vertice con il Comune, la Sovrintendenza ai beni culturali, il Parco archeologico, l’Ispettorato ripartimentale delle foreste, il Genio civile e il Libero consorzio – si dovrebbe iniziare a fare chiarezza su quale sarà il destino del viadotto sulla Ss 115 che collega Agrigento con Porto Empedocle e viceversa e su quale sarà il futuro della viabilità alternativa.

Il ponte ha una serie di criticità strutturali ed è chiuso dal 2017. «Criticità che dovranno essere rimediate, ma rimane una struttura che avrà bisogno di continue manutenzioni – ha detto Firetto come riporta il Giornale di Sicilia – e l’Anas, per prima, dovrà fare le sue valutazioni d’intesa con il territorio che ha necessità di avere una viabilità in grado di fronteggiare gli attuali livello di traffico». Intanto, ieri, l’Anas – che ha fatto sapere con una lettera d’avere precedenti e improrogabili impegni – ha disertato i lavori della commissione consiliare Lavori pubblici. I consiglieri si sono, forse anche inevitabilmente, indignati e hanno parlato di «una mancanza di rispetto verso la città».

Nei giorni scorsi la demolizione del ponte Morandi di Agrigento è stata proposto dall’assessore regionale ai Beni culturali della Sicilia Sebastiano Tusa:  “Oggi i luttuosi fatti di Genova, che hanno visto tra le vittime due giovani siciliani, riaprono quella ferita non tanto, fortunatamente, perché potenzialmente dannosa per l’incolumità dei cittadini, quanto perché, grazie a una diversa sensibilità si può con pacatezza valutare l’esistenza futura di un siffatto manufatto – aggiunge Tusa – Il viadotto, com’è noto, è stato accortamente chiuso nel 2017 proprio per la constatazione del suo stato di degrado. A tal proposito è bene ricordare che la spesa prevista per la sua ristrutturazione si aggirerebbe sui 30 milioni di euro. Anche sulla base di tale constatazione ma soprattutto sulla evidente invasività dell’opera che deturpa il paesaggio della Valle sia visivamente sia direttamente incidendo con i suoi piloni su aree archeologiche ricche di testimonianze della città antica, si pone il quesito se non sia meglio abbattere del tutto il viadotto”.

Ipotesi contrastata dall’Ordine degli Ingegneri di Agrigento. “L’Ordine degli Ingegneri, vuole contribuire al dibattito aperto sul futuro dei viadotti Akragas, ma lo vuole fare sulla scorta di valutazioni tecnicamente rigorose, che coinvolgano certamente aspetti inerenti la sicurezza statica, la pubblica incolumità ma che non prescindano da valutazioni di carattere strategico, culturale, economico e sociale, ritenendo che solo una sintesi di questi aspetti potrà condurre ad una soluzione condivisa. Questo Ordine sente il dovere morale e civico, pertanto, di dover tornare a ribadire, sotto il profilo squisitamente tecnico, che, ad oggi: il viadotto Akrags è insostituibile non esistendo alcuna concreta ipotesi alternativa. Il rischio che si intravede nell’immediato è che l’opera rimanga chiusa a tempo indeterminato, abbandonata a sé stessa, facendo ripiombare la viabilità cittadina e provinciale ad oltre 50 anni fa, ma con i flussi di traffico di oggi, già pesantemente in crisi per le concomitanti criticità. Può un Paese tecnologicamente avanzato come il nostro arrendersi di fronte alle problematiche tecniche di una manutenzione, per quanto complessa, o deve forse accettare la sfida di innalzare il livello dei servizi? Alla luce di tali considerazioni questo Ordine ritiene, quindi, di dover consigliare, senza polemica, alla politica di fermarsi a riflettere se la pericolosa china che sembra abbia frettolosamente intrapreso sia realmente ciò di cui il territorio abbia bisogno”.