Ponte Morandi di Agrigento, Anas: ”Non sarà demolito, interventi di manutenzione per 30 milioni di euro”

“Anas non ha motivo di cambiare soluzione. È un’opera che ha bisogno di cure, ma Anas sa come curare l’opera che può essere ristrutturata e restituita alla collettività in piena sicurezza”. Lo ha dichiarato, ieri, al termine dell’incontro al comune di Agrigento per discutere del futuro del ponte Morandi, il responsabile della società per le regioni Sicilia e Calabria, Valerio Mele. Tramonta, dunque, almeno per il momento, l’ipotesi di demolizione del viadotto che collega Agrigento con Porto Empedocle e viceversa.  L’Anas, allo stesso tempo, non pone nessuna pregiudiziale e qualora ci fosse una forte richiesta del territorio – ha argomentato l’ingegnere Mele come riporta il Giornale di Sicilia – di eliminare l’opera per motivi non legati alla sicurezza, ma legati all’aspetto paesaggistico saremo anche disponibili ad affrontarla. Ma il territorio, giustamente, richiede che prima ci sia una viabilità in grado di sopportare l’esigenza di mobilità”.

Nel corso dell’incontro si è parlato di viabilità alternativa al ponte Morandi. “Qualunque operazione da fare per la viabilità alternativa – ha concluso Mele – dovrà comunque escludere l’area archeologica”. Alla riunione hanno preso parte, tra gli altri, anche Sovrintendenza, Genio civile e Regione. L’Anas, proseguirà, quindi, con gli interventi di manutenzione straordinaria del viadotto per una spesa di 30 milioni di euro. La gara di aggiudicazione dei lavori partirà in autunno. Il sindaco di Agrigento, Lillo Firetto, ha chiesto all’Anas di lavorare anche a dei progetti alternativi. Ieri sera, ha rilanciato la proposta di abbattere il ponte l’assessore regionale ai Beni culturali Sebastiano Tusa. “Rimango della mia idea, spendere tutti questi soldi per un’opera che offende ambiente e paesaggio – ha detto Tusa come riporta il Gds -, quando si può ovviare con opere alternative, è irragionevole. La sensibilità ai beni culturali è cambiata, gli agrigentini non vedono più quei i beni archeologici come una sorta di blocco al loro sviluppo, anzi. Oggi la maggioranza assoluta plaude al Parco archeologico che è una delle industrie che fa più reddito”.

Ipotesi contro la quale aveva espresso contrarietà dal punto di vista tecnico l’Ordine degli Ingegneri di Agrigento: “L’Ordine degli Ingegneri, vuole contribuire al dibattito aperto sul futuro dei viadotti Akragas, ma lo vuole fare sulla scorta di valutazioni tecnicamente rigorose, che coinvolgano certamente aspetti inerenti la sicurezza statica, la pubblica incolumità ma che non prescindano da valutazioni di carattere strategico, culturale, economico e sociale, ritenendo che solo una sintesi di questi aspetti potrà condurre ad una soluzione condivisa. Questo Ordine sente il dovere morale e civico, pertanto, di dover tornare a ribadire, sotto il profilo squisitamente tecnico, che, ad oggi: il viadotto Akrags è insostituibile non esistendo alcuna concreta ipotesi alternativa. Il rischio che si intravede nell’immediato è che l’opera rimanga chiusa a tempo indeterminato, abbandonata a sé stessa, facendo ripiombare la viabilità cittadina e provinciale ad oltre 50 anni fa, ma con i flussi di traffico di oggi, già pesantemente in crisi per le concomitanti criticità. Può un Paese tecnologicamente avanzato come il nostro arrendersi di fronte alle problematiche tecniche di una manutenzione, per quanto complessa, o deve forse accettare la sfida di innalzare il livello dei servizi? Alla luce di tali considerazioni questo Ordine ritiene, quindi, di dover consigliare, senza polemica, alla politica di fermarsi a riflettere se la pericolosa china che sembra abbia frettolosamente intrapreso sia realmente ciò di cui il territorio abbia bisogno”.