Migranti: a Lampedusa marcia per le vittime della strage del 2013, governo assente

Marcia a Lampedusa in ricordo delle vittime del naufragio del 3 ottobre 2013, che provocò la morte di 368 migranti. In prima fila, con la fascia tricolore, il sindaco Totò Martello: “Noi siamo qui come ogni anno – ha detto all’Ansa – ma questa volta il governo non c’蔑. Quest’anno infatti nessun rappresentante del governo è presente nell’isola per la Giornata della memoria e dell’accoglienza. “So che alla Camera oggi c’è una cerimonia – ha detto Tareke Brhane del Comitato 3 ottobre – ma qui a Lampedusa non c’è nessuno delle istituzioni nazionali. L’importante è che ci siano tanti giovani e studenti a ricordare tutte le vittime del Mediterraneo”. Alla marcia partecipano cittadini, rappresentanti di associazioni e un centinaio di studenti provenienti da 15 istituti italiani. Alla cerimonia alla Porta d’Europa, dove è diretto il corteo, è prevista una rappresentanza delle Forze dell’ordine e di Polizia dell’isola.

Unhcr: viaggi più pericolosi, 1.720 morti nel 2018 – La Giornata della Memoria e dell’Accoglienza per commemorare le vittime del naufragio del 2013 al largo delle coste di Lampedusa “cade nel momento in cui le traversate del Mar Mediterraneo sono diventate più pericolose che mai. Solo nel 2018, risultano morte e disperse nel Mediterraneo almeno 1.720 persone, un costo umano inaccettabile”. Lo rileva l’Unhcr. Il recente rapporto dell’Agenzia Onu ‘Viaggi Disperati’ ha inoltre evidenziato come a fronte di un calo nel numero totale di persone che arrivano in Europa via mare, il tasso di mortalità è aumentato drasticamente, passando da una persona morta o dispersa ogni 42 arrivate tra gennaio e luglio dell’2017 attraverso la rotta del Mediterraneo centrale a una su 18 nello stesso periodo di quest’anno. Lo stesso rapporto rileva come un fattore determinante nell’aumento del tasso di mortalità è costituito dalla riduzione della capacità di ricerca e soccorso al largo delle coste libiche. L’Unhcr ha in più occasioni elogiato gli sforzi della Guardia Costiera Italiana, della Marina Militare e delle ong impegnate a salvare vite nel Mar Mediterraneo, e continua “a chiedere con forza che la capacità di ricerca e salvataggio sia rafforzata. Il salvataggio di vite umane nel Mediterraneo deve rimanere prioritario”. Devono poi intensificarsi e divenire più concreti, conclude l’Alto commissariato Onu per i rifugiati, “gli sforzi per fornire vie legali d’accesso al territorio come i corridoi umanitari, il ricongiungimento familiare, il reinsediamento, i visti per motivi di studio o lavoro. Queste rappresentano alternative efficaci affinché le persone in fuga da guerre, violenze e persecuzioni, possano raggiungere un luogo sicuro senza dover ricorrere ai trafficanti e intraprendere viaggi così disperati e pericolosi”.