Processo Icaro: i dettagli della sentenza, il cattolicese Campisi condannato solo per armi e non per mafia

Nell’ambito del processo Icaro, la cui sentenza è stata emessa ieri dal tribunale di Agrigento, il cattolicese Vito Campisi, 48 anni, difeso dall’avvocato Valeria Martorana, è stato condannato a dieci mesi  e a 2.500 euro di multa (pena sospesa) solo per detenzione illecita di armi (due fucili) e non per associazione mafiosa. La richiesta del pm era di 8 anni. Il capo di imputazione di ricettazione armi è invece stato dichiarato prescritto. La difesa aveva chiesto il patteggiamento che però non è stato accordato. La sentenza, secondo quanto fa sapere il difensore, non sarà appellata da Campisi. Pesante, invece, la condanna per l’altro cattolicese imputato: Antonino Grimaldi, 58 anni; per lui 16 anni per associazione mafiosa e un anno per detenzione illecita di armi (gli stessi due fucili trovati in un casolare di Campisi) più una multa da 3mila euro, l’interdizione perpetua dai pubblici uffici.

Ecco l’esito complessivo del processo Icaro nel troncone ordinario: Antonino Grimaldi, 58 anni, di Cattolica Eraclea, 17 anni; Vito Campisi, 48 anni, di Cattolica Eraclea, 10 mesi; Francesco Tortorici, 39 anni, di Montallegro, 16 anni; Vincenzo Marrella, 63 anni, di Montallegro, 20 anni; Vincenzo Marrella, 44 anni, di Montallegro, 16 anni; Stefano Marrella, 62 anni, di Montallegro, 20 anni; Antonino Abate, 32 anni, di Montevago, 16 anni di reclusione; Gaspare Nilo Secolonovo, 50 anni, di Santa Margherita Belice, 5 anni e 6 mesi; Carmelo Bruno, 50 anni, di Motta Santa Anastasia, 4 anni; Roberto Carobene, 41 anni, di Motta Santa Anastasia, 4 anni. L’unica assoluzione è quella di Pasquale Schembri, 54 anni, di Montallegro. Sentenza di non doversi procedere per Ciro Tornatore, morto lo scorso gennaio a 82 anni, ritenuto il capo della famiglia mafiosa di Cianciana.

Dopo la requisitoria del pm, i difensori (nel collegio, fra gli altri, gli avvocati Antonino Gaziano, Salvatore Maurizio Buggea, Maurizio Gaudio, Salvatore Salvago, Valeria Martorana) hanno illustrato le loro arringhe per diverse udienze. Nel collegio difensivo anche gli avvocati Teo Calderone, Antonino Augello e Giovanna Capraro. Ieri mattina gli ultimi interventi con le repliche di pm e difesa. Poi la camera di consiglio e il verdetto. L’impianto accusatorio, per la maggior parte delle accuse, ha retto. Il dibattimento ha segnato anche il debutto in aula del nuovo pentito Giuseppe Quaranta.

Ecco i dettagli della sentenza riportati dal Giornale di Sicilia: Abate, i due Marrella e Tortorici sono stati riconosciuti colpevoli di associazione mafiosa. Il primo, secondo quanto avrebbe accertato il processo, avrebbe svolto funzioni di raccordo fra il boss Pietro Campo (condannato a 14 anni nello stralcio abbreviato del processo) e gli altri esponenti del territorio. I Marrella, storica famiglia di Cosa Nostra coinvolta in diverse inchieste di mafia, avrebbero fatto parte con vari ruoli della famiglia di Montallegro. Stefano è lo zio del più giovane dei Vincenzo. Il più grande dei Vincenzo è cugino di Stefano. I vari collaboratori di giustizia chiamati a ricostruire le varie dinamiche interne alla famiglia hanno sempre rischiato di fare confusione nell’individuazione precisa. Bruno e Carobene sono stati condannati per un furto aggravato dall’avere agevolato Cosa Nostra. In particolare gli si contestava di avere rubato un mezzo di proprietà di un’impresa. Anche Tortorici, secondo i giudici, nel corso degli anni, avrebbe fatto parte della famiglia di Montallegro. Grimaldi è stato condannato per associazione mafiosa e per la detenzione di un fucile. Per quest’ultima accusa è stata esclusa l’aggravante mafiosa. Secolonovo è stato assolto dall’accusa di essere un affiliato a disposizione di Campo e condannato per un’ipotesi di detenzione illegale di armi e di cessione di droga. I cinque condannati per associazione mafiosa dovranno anche risarcire Casartigiani e Centro studi Pio La Torre che si sono costituiti parte civile.