Contestualmente, in Roma Ostia ed Acilia, nonché presso Uffici conservatorie registri immobiliari di Roma, Camera di commercio Roma ed Istituti di credito vari, i Carabinieri stanno dando esecuzione al decreto di sequestro disposto dal Gip del Tribunale di Roma che ha consentito di sequestrare beni mobili e immobili per un valore complessivo di circa due milioni di euro. Gli arrestati si trovano ora tra Rebibbia e Regina Coeli. La progressiva, incisiva e capillare penetrazione del tessuto criminale ha altresì condotto gli inquirenti alla ricostruzione di alcuni gravi episodi delittuosi, commessi dagli appartenenti all’organizzazione ed avvenuti in Ostia e zone limitrofe negli ultimi anni. Al vertice dell’organizzazione criminale – come ricostruiscono gli investigatori – è stato individuato un anziano malvivente (già elemento apicale dell’organizzazione criminale nota come “Banda della Marranella”, operante nella periferia Est della Capitale) e, in posizione immediatamente subordinata, due criminali (in passato ritenuti contigui al “Clan dei Triassi”). Il loro scopo era riempire il vuoto lasciato dal clan Spada a Ostia, dopo i recenti arresti dell’operazione ‘Eclisse’, portata a termine a gennaio. Gli inquirenti descrivono così le 42 persone arrestate questa mattina alle prime luci dell’alba, appartenenti al clan Triassi, considerati rivali degli stessi Spada. L’organizzazione, strutturata in 4 livelli gerarchici, gestiva tre piazze di spaccio: Ostia centro, Ostia ponente e Acilia. I vertici sarebbero stati degli ‘scissionisti’ del clan Triassi. A capo dell’organizzazione è stato individuato Salvatore Sibio, “er tartaruga”, 75enne ritenuto elemento di spicco in passato della Banda della Marranella. Mentre in posizione immediatamente subordinata Alessandro Pignataro e Fabio Di Francesco, in passato ritenuti vicini al clan Triassi. Rispettivamente a capo delle bande c’erano per chi indaga i fratelli Flavio e Massimo Durante, Marco Esposito, detto «Barboncino» e Natale Perrulli.

I nomi degli indagati destinatari di misure cautelari pubblicati grandangoloagrigento.it: Salvatore Sibio,75 anni, “er tartaruga”; Alessandro Pignataro, 50 anni; Fabio Di Francesco, 50 anni; Simone Bonti, 28 anni; Ombretta Sertori, 30 anni (obbligo presentazione pg); Alessandro Papacci, 43 anni; Natale Perrulli, 36 anni; Andrea Viotti, 46 anni; Giuseppe Perito, 50 anni; Lorenzo Sagoni, 26 anni; Falvio Durante, 34 anni; Massimo Durante, 26 anni; Kevin Di Napoli, 22 anni; Simone Farinaccio, 28 anni; Alessandro Cerchi, 31 anni; Luca Candiano, 27 anni; Gianni “Giannetto”Di Napoli, 55 anni; Emanuele Capobianchi, 27 anni; Cristiano Misso, 36 anni; Marco “Barboncino” Esposito, 40 anni; Domenico Fusinato, 27 anni; Michele Cirillo, 39 anni; Massimiliano “provola” Severa, 39 anni; Mario Velletrani, 40 anni; Giuliano “Pantera” Leonardi, 48 anni; Walter Massacesi, 41 anni; Daniele Salvatori, 41 anni; Carlo Baciarello, 62 anni; Andrea Ronelli, 54 anni; Giuseppe Tomassi, 51 anni; Mirko Pacini, 41 anni; Andrea Buonomo, 42 anni; Andrea De Cesari, 44 anni; Valerio Belletti, 27 anni; Valerio Bassanelli, 25 anni; Stefano Angeli, 41 anni (obbligo presentazione pg) ; Adolfo Alejando Moreno Tapia, 45 anni; Simone Jerez, 27 anni; Mario Zaccaria, 53 anni; Marco Tenaglia, 40 anni.

L’indagine, denominata “Maverick” (“Ribelle”), avviata nel mese di ottobre 2016 e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia presso la Procura di Roma, ha consentito di fare piena luce su un’organizzazione criminale strutturata su diversi livelli gerarchici e funzionali, al cui vertice e’ stato individuato l’anziano pregiudicato Salvatore Sibio (già elemento apicale dell’organizzazione criminale nota come “Banda della Maranella”, operante nella periferia Est della Capitale) e, in posizione immediatamente subordinata, Alessandro Pignataro e Fabio Di Francesco (in passato ritenuti contigui al clan dei Triassi). Ai vertici dell’organizzazione, spiegano gli inquirenti, spettava il compito degli approvvigionamenti all’ingrosso (su canali nazionali ed esteri) di ingenti quantitativi di sostanza stupefacente (hashish e cocaina), nonchè quello di dirimere le controversie che spesso nascevano tra gli affiliati a loro sottoposti. La vendita al dettaglio dello stupefacente era invece demandata a tre distinte articolazioni territoriali che controllavano capillarmente altrettante piazze di spaccio collocate nelle zone di Ostia centro (con a capo i fratelli Flavio e Massimo Durante), Ostia ponente (con a capo Marco Esposito, detto ‘Barboncino’) e Acilia/Centro Giano (con a capo Natale Perrulli).

Sono state ricostruite inoltre le tragiche fasi del suicidio di un pregiudicato di Cerveteri che, nell’estate del 2016, non potendo far fronte ai debiti contratti con l’organizzazione per l’acquisto di una partita di droga, ha deciso di togliersi la vita; è stato delineato un ulteriore episodio avvenuto nell’estate del 2016 quando presso la discoteca “Gay Village” dell’Eur, appartenenti all’organizzazione hanno esploso dei colpi d’arma da fuoco contro alcuni buttafuori moldavi del locale. Nell’estate del 2017 è stato sventato un progetto d’agguato nei confronti degli stessi buttafuori moldavi, che prevedeva l’utilizzo di un’auto rubata, di passamontagna e di diverse armi da fuoco (tutto il materiale è stato rinvenuto e sequestrato dai militari presso un garage di ostia, poco prima che il piano potesse essere portato a compimento). Da vecchie inchieste, come ad esempio “Nuova alba” emerge un ‘malaffare’ dal ’95 ad oggi secondo cui il clan Triassi, legato alla nota famiglia mafiosa dei Caruana – Cuntrera, gestiva il traffico di armi, di stupefacenti e controllava le attività di balneazione e ristorazione nel litorale di Ostia.