Banche e governo, accuse e smentite su Conte e il caso Carige

È bufera nei palazzi della politica sul decreto ‘salva Carige’ approvato il 7 gennaio dal Consiglio dei ministri. Se i vice premier Matteo Salvini e Luigi Di Maio difendono il provvedimento, le opposizioni attaccano a testa bassa e c’è anche chi solleva il sospetto di un conflitto di interessi del presidente Conte. Il Partito democratico con Matteo Renzi e Maria Elena Boschi ricorda le critiche sollevate dal Movimento 5 stelle nella scorsa legislatura, quando nel 2016 si varò il decreto ‘salvarisparmio’, lo scudo da 20 miliardi per gestire le crisi bancarie. “In dieci minuti il governo ha salvato la banca di Genova. Ha fatto bene”, afferma l’ex presidente del Consiglio, ma “Salvini e Di Maio si devono vergognare” per “quello che hanno detto per anni e anni contro di noi, per le offese e gli insulti”. Ancora più duro il capogruppo dem in commissione Bilancio della Camera, Luigi Marattin, che su Facebook accusa: “Il presidente del Consiglio è stato socio di Guido Alpa, a lungo consigliere di Carige e della sua Fondazione. Conte stesso è stato consulente di Raffaele Mincione, banchiere socio Carige”. Affermazioni subito respinte da fonti di Palazzo Chigi: nessun conflitto di interessi, diretto o indiretto, per il presidente Conte, con le decisioni che ha assunto e che è chiamato ad assumere quale responsabile dell’Autorità di governo con riguardo alla Banca Carige. Quanto a Raffaele Mincione, chiariscono le stesse fonti, il presidente Conte non è mai stato suo consulente né l’ha mai incontrato o conosciuto, neppure per interposta persona.

I vicepremier al contrattacco

Alle critiche e ai sospetti replicano anche Salvini e Di Maio. “Mentre Renzi e Boschi i risparmiatori li hanno ignorati e dimenticati, noi siamo intervenuti subito a loro difesa senza fare favori alle banche, agli stranieri o agli amici degli amici” scrive il leader della Lega in un tweet. Di Maio sui social pubblica invece un decalogo per smontare le accuse: “Quante balle: non abbiamo dato un euro alle banche. Abbiamo scritto in una legge che se serve lo Stato potrà garantire nuovi titoli di Stato e potrà ricapitalizzare. Speriamo non serva. Se si dovesse usare quella garanzia o se si dovessero mettere soldi pubblici – ricorda – banca Carige deve diventare di proprietà dello Stato. Ovvero deve essere nazionalizzata. In questo modo non ci sarà nessun regalo ai banchieri e nessun azionista e obbligazionista truffato”. Di Maio assicura infine che “non sarà come Etruria perché salviamo tutti gli obbligazionisti e correntisti” e “non sarà come le banche venete perché non la venderemo a due euro dopo averla ripulita dei debiti con i soldi pubblici. Renzi e la Boschi che fanno le vittime – conclude – fanno ridere i polli: se avessero fatto come noi non ci sarebbero stati risparmiatori sul lastrico”. (Agi)