Terremoto, Santa Margherita Belìce protesta a Roma in piazza Montecitorio: ”Dopo 51 anni ferita ancora aperta”

A 51 anni di distanza dal terremoto che il 15 gennaio del 1968 seminò morto e distruzione nella Valle del Belice la ricostruzione in alcuni paesi devastati dal sisma non è ancora completata. Per questo motivo il Consiglio comunale di Santa Margherita di Belìce oggi, nel giorno del 51° anniversario, si è riunito a Roma, in Piazza Montecitorio. Un’iniziativa simbolica, che negli intenti del sindaco Franco Valenti e di tutto il consiglio comunale, vuole rappresentare una protesta formale nei confronti del Parlamento per la mancata previsione di somme, all’interno dell’ultima legge di Bilancio, necessarie al completamento della ricostruzione. “La manifestazione – ha spiegato Valenti – mira da un lato a mettere in evidenza la continua disattenzione della classe politica nazionale su una vicenda ormai imbarazzante, e dall’altro a far comprendere all’opinione pubblica italiana, spesso volutamente disinformata, la vera storia del terremoto del Belìce. Rivendichiamo con forza i diritti di una comunità laboriosa bistrattata, offesa ed abbandonata“. Il sindaco di Santa Margherita Brlìce si è rivolto con una lettera anche al presidente della Repubblica Sergio Mattarella per invocare il suo aiuto. “Ho preso spunto dal suo discorso di fine anno – ha scritto – per mettere in evidenza ciò che per noi è una ferita ancora aperta, quella che vede un popoloso quartiere del mio comune tutt’oggi senza opere di urbanizzazione primaria e 84 prime unità abitative ancora da ricostruire”.

Durante la seduta davanti la sede della Camera dei Deputati i consiglieri comunali margheritesi hanno mostrato cartelli con diverse scritte: “Un intero quartiere senza servizi primari: illuminazione, strade, fognature. Una ferita ancora aperta, la città incompiuta”. Poi: “84 famiglie aspettano da 51 anni i soldi per ricostruire la prima casa”. Rilanciate in un cartello le parole pronunciate dal Capo dello Stato Sergio Mattarella nel messaggio di fine anno: “La Repubblica assume la ricostruzione come impegno inderogabile di solidarietà”.