E-voting, il M5s punta al voto elettronico per le prossime Politiche

Il Movimento 5 stelle accelera sul voto onine alle prossime elezioni: l’idea per ora è quella di affidarsi a seggi elettronici in strutture pubbliche controllate dall’autorità. Ovvero di ricalcare alle Politiche il modello del referendum in Lombardia organizzato dall’allora governatore Maroni. Il presidente della Commissione Affari costituzionali della Camera, Brescia, nei giorni scorsi ha incontrato la società che gestì il voto online sull’autonomia regionale. I pentastellati puntano a legare il percorso sui referendum propositivi – da martedì l’Aula della Camera è chiamata ad esprimersi – al cambio di passo anche sull’utilizzo delle tecnologie. A fine febbraio ci saranno degli eventi per cominciare a discuterne, mentre si è formato un tavolo tecnico al Viminale con il garante della Privacy, il ministero della P.a., l’agenzia per l’Italia digitale. Una delle idee appunto è quella di sperimentare sui referendum il voto elettronico e di studiare le modalità per avvicinarsi a Paesi baltici e scandinavi come l’Estonia e la Norvegia che da tempo usano l’e-voting. L’obiettivo è quello di arrivare alle Politiche con una “modernizzazione delle procedure elettorali”. Elemento cruciale del sistema estone è che il voto online è collegato alle carte di identità elettroniche di ultima generazione che hanno tutti i cittadini e residenti. Le carte di identità digitali permettono l’autenticazione online del titolare in sicurezza e consentono di abbinare una firma digitale con l’account (quelle piu’ recenti includono una copia elettronica delle impronte digitali del proprietario).

Perché la Blockchain

In alcuni Paesi europei come la Germania si è deciso di non seguire questa strada proprio per i problemi legati alla sicurezza. M5s sta valutando una serie di proposte – nei giorni scorsi ci sono stati incontri anche con diversi costituzionalisti – per superare tutti i dubbi sul tavolo, assicurando che il voto sia sempre libero e segreto. Come? Si punta ad usare la Blockchain per la trasmissione dei dati e gli archivi digitali, ovvero la piattaforma che a detta del Movimento 5 stelle può garantire la sicurezza del voto in quanto non è mai stata violata dagli hacker. Lo scopo dei pentastellati è quello di aprire il confronto in sede parlamentare. Anche con le forze dell’opposizione.  L’11 ottobre scorso è stata approvata alla Camera la proposta di legge “elezioni pulite” che prevedeva un meccanismo a sostegno dei fuori sede, consentendogli di votare, già alle Europee, in un comune diverso da quello di residenza. La legge Nesci (dal nome della pentastellata che l’ha proposta) è pero’ ferma al Senato. L’obiettivo del Movimento è quello innanzitutto di agganciarsi a quel testo: ovvero far votare online alle Politiche gli studenti e i lavoratori fuori sede ma anche gli italiani all’estero. Si tratterebbe di una platea – secondo quanto è stato stimato – di circa un milione di persone, quante più o meno votano a votare in Estonia con l’e-voting. Lo scopo innanzitutto è quello di combattere l’astensionismo, garantire che non ci siano brogli e anche ridurre le spese. Il percorso è partito proprio con il lavoro sui referendum propositivi. Ad ottobre un gruppo di deputati M5s ha presentato un’interrogazione al ministro dell’Interno per chiedere “anche in via graduale” l’introduzione “tout court” del sistema del voto elettronico. A febbraio M5s accelererà, lavorando proprio sull’identità digitale che tra l’altro verrà utilizzata anche per usufruire del reddito di cittadinanza. (AGI)