Tangenti all’Agenzia delle Entrate di Agrigento: al processo duro scontro fra accusa e difesa

Un appuntato della Guardia di Finanza ricostruisce in aula i retroscena dell’inchiesta attraverso i pedinamenti e le intercettazioni. Sul finire dell’udienza, intanto, fra l’avvocato Salvatore Pennica e il pm Emiliana Busto finisce quasi a lite durante il controesame del militare. Come racconta il Giornale di Sicilia oggi in edicola, un altro passaggio in aula piuttosto movimentato quello di ieri, davanti ai giudici, del processo scaturito dall’inchiesta «Duty free» che avrebbe disarticolato un giro di tangenti all’Agenzie delle Entrate, sotto forma di favori e regalie in cambio di annullamenti di sanzioni tributarie. È stato ascoltato l’appuntato della Guardia di Finanza, Benedetto Scorsone, secondo teste della lista del pm Emiliana Busto.  L’appuntato ha ricordato, innanzitutto, la genesi dell’inchiesta. «Stavamo svolgendo alcuni accertamenti tributari su alcune aziende e ci siamo accorti dell’esistenza di una rete di rapporti molto impropri fra imprenditori, che avevano delle procedure sanzionatorie aperte con l’Agenzia, e i funzionari che avrebbero dovuto procedere alle verifiche in maniera imparziale». Fra il pm e Pennica, durante il controesame, la polemica sfocia in un acceso battibecco che il presidente del collegio Wilma Angela Mazzara deve sedare sospendendo l’udienza.

Gli imputati sono: Antonio Vetro, 48 anni, di Favara, consulente del lavoro; Vincenzo Tascarella, 64 anni, di Agrigento; Giuseppe Cumbo, 65 anni, di Agrigento; Giuseppe Castronovo, 58 anni, di Favara; Filippo Ciaravella, 65 anni, di Agrigento; Piera Callea, 52 anni, di Favara, Angelo Pagliarello, 60 anni, di Campobello; tutti funzionari dell’Agenzia; Salvatore La Porta, 43 anni, di Porto Empedocle, socio e amministratore della Metalmeccanica agrigentina; i medici Giovanni Crapanzano, 69 anni, di Favara, e Santo Pitruzzella, 67 anni, anche lui di Favara, estranei al giro di tangenti che coinvolge imprenditori e funzionari ma accusati di avere rilasciato falsi certificati ad alcuni ispettori dell’Agenzia e i ristoratori favaresi Giuseppe Costanza, 33 anni e il padre Salvatore, 67 anni, accusati di avere rilasciato una falsa attestazione per alcuni rimborsi a due funzionari dell’ufficio.