Mafia, processo Icaro: in appello 13 condanne

Tredici condanne, di cui undici confermate e un’assoluzione: i giudici della terza sezione della Corte di appello di Palermo, presieduta da Antonio Napoli, hanno emesso il verdetto di appello, a carico di quattordici imputati, scaturito dalla maxi inchiesta «Icaro» che fra il dicembre del 2015 e i mesi successivi, ha fatto finire in carcere una ventina di persone accusate di far parte delle nuove famiglie mafiose dell’Agrigentino. Come riporta il Giornale di Sicilia, per undici imputati, condannati in primo grado dal gup di Palermo Roberto Riggio, il 21 luglio del 2017, la sentenza – come chiesto dal sostituto procuratore generale Emanuele Ravaglioli – è stata confermata. Si tratta di Pietro Campo, 67 anni, di Santa Margherita Belice, ritenuto «esponente di vertice dell’organizzazione criminale nel territorio»: la pena inflitta è di 14 anni di reclusione in continuazione con una precedente sentenza. Condanna anche per il presunto capo della famiglia mafiosa di Agrigento. Si tratta di Antonino Iacono «U giardinisi», 64 anni: pure per lui è stata decisa la conferma della pena in continuazione a 14 anni e 8 mesi di reclusione. Francesco Messina, 61 anni, cugino del padre del boss Gerlandino Messina, è stato condannato a 14 anni e 8 mesi di reclusione con l’accusa di essere stato il nuovo capo della cosca di Porto Empedocle.

Ecco gli altri imputati nei cui confronti è stata confermata la condanna in primo grado: Francesco Capizzi inteso «il milanese», 50 anni, di Porto Empedocle (10 anni); Francesco Tarantino inteso “Paolo”, 29 anni, di Agrigento (10 anni); Mauro Capizzi, 47 anni, di Ribera (10 anni e 8 mesi); Santo Interrante, 34 anni, di Santa Margherita Belice (10 anni); Giacomo La Sala, 47 anni, di Santa Margherita Belice (10 anni e 4 mesi); Rocco D’Aloisio, 46 anni, di Sambuca di Sicilia (10 anni); Tommaso Baroncelli, 40 anni, di Santa Margherita Belice (8 anni e 8 mesi) ed Emanuele Riggio, 45 anni, di Monreale (3 anni e 4 mesi). Per Diego Grassadonia, 54 anni, presunto capo del mandamento di Cianciana, i giudici hanno accolto in parte il ricorso dei difensori, gli avvocati Vincenzo Pillitteri e Marco Clementi e hanno ridotto la pena da 10 a 9 anni. La Corte ha escluso l’aggravante dell’essere stato «capo dell’organizzazione» e ha rideterminato la pena.

Assoluzione ribaltata per Giuseppe Lo Pilato, 47 anni, di Giardina Gallotti: i giudici lo hanno condannato a 9 anni di carcere per l’accusa di associazione mafiosa e il rischio concreto, nelle prossime ore, è quello di un arresto prima che il processo approdi in Cassazione. Leonardo Marrella, 41 anni, di Montallegro, difeso dall’avvocato Teo Caldarone, è l’unico nei cui confronti è stata confermata l’assoluzione. Il pg, sia per lui che per Lo Pilato, aveva chiesto la condanna a 8 anni di reclusione per l’accusa di associazione mafiosa. Le pene inflitte agli imputati (difesi, fra gli altri, anche dagli avvocati Antonino Gaziano, Vincenza Gaziano, Giovanni Castronovo, Santo Lucia e Michele Giovinco) sono ridotte di un terzo per effetto del giudizio abbreviato. L’inchiesta ha svelato il ruolo in seno a Cosa Nostra di alcuni personaggi della vecchia mafia, rimasti sempre in auge. Un’intercettazione eseguita dal Ros, talmente riservate da restare a lungo secretata anche dopo l’esecuzione dell’ordinanza, rivela che il boss Pietro Campo incontrò il capomandamento Leo Sutera e gli raccontò di avere incontrato l’imprendibile superlatitante Matteo Messina Denaro.